Simona Schütz-Ferrari ci fa entrare dietro le quinte di questo centro di competenza, che riesce a mettere a frutto complesse competenze globali per servire al meglio sia i clienti sia l’Istituto stesso

di Irene Bazzi
Dopo una lunga esperienza Oltregottardo, nel 2024 Simona Schütz-Ferrari è tornata in Ticino per unirsi a BancaStato e più precisamente all’unità Asset Management, ai cui specialisti – per tutto ciò che attiene agli investimenti finanziari – sono affidate le attività di ricerca, di gestione patrimoniale e di consulenza alla clientela. L’Asset Management è un fondamentale centro di competenza che proprio negli ultimi anni ha conosciuto una netta crescita in termini di personale e di ampiezza delle attività.
In questa intervista a Liberatv, Simona Schütz-Ferrari – specialista Risk Management & Portfolio Construction – spiega come si prende una decisione in mercati volatili, quali sfide è chiamata a fronteggiare l’Asset Management di una Banca cantonale, e che ruolo ha l’intelligenza artificiale nella routine quotidiana e nella costruzione di prodotti ad hoc.
Lei ha lavorato a lungo a Zurigo. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza?
“Ho trascorso a Zurigo quattordici anni. Lì ho studiato Banking & Finance e poi Quantitative Finance, anche in collaborazione con il Politecnico. Già durante gli studi ho lavorato tra le file di una banca di grandi dimensioni in due dipartimenti diversi, in un ruolo più consulenziale che di gestione. Dopo la laurea ho proseguito il mio percorso professionale in una “boutique finanziaria” a Zurigo, specializzata in mandati non liquidi, ovvero contraddistinti da orizzonti temporali tendenzialmente lunghi, la quale era parte di un importante asset manager con sede in Liechtenstein; mi occupavo di private equity e venture capital, oltre che di investimenti in private debt e settore immobiliare. Sono poi tornata in una realtà bancaria di caratura nazionale, nella gestione patrimoniale, all’inizio con un’impostazione quantitativa e in seguito avendo direttamente a che fare con clientela facoltosa. Ho sempre avuto in mente di tornare in Ticino siccome mi mancava il mio Cantone di origine e aspettavo dunque l’occasione giusta, a patto che vi fossero i presupposti e le condizioni professionali a cui ambivo. A novembre 2024 sono quindi entrata in BancaStato nel team di Asset Management, capitanato da Paolo Patelli”.
Oggi, come definirebbe il mandato dell’Asset Management in BancaStato?
“Questa importante unità è un vero e proprio centro di competenza dell’Istituto composto da ben sedici persone. Al suo interno ha tre anime. La prima è la gestione patrimoniale, dove lavoro io: seguiamo i clienti che scelgono di delegare a noi, tramite contratto, la strategia e l’intero processo dei loro investimenti. Svolgiamo il nostro lavoro alla luce di mandati di gestione patrimoniale standard o personalizzati: io mi occupo soprattutto di quest’ultimi, pensati per clienti istituzionali o con un certo patrimonio, le cui esigenze più complesse richiedono l’allestimento di strategie puntuali e ad hoc. Poi c’è la squadra dedicata alla ricerca, composta da esperti specializzati in classi d’investimento e macroeconomia: vi lavoriamo a stretto contatto e ci supportano con analisi e indicazioni. La terza anima è quella dell’Advisory, che adempie un cruciale ruolo consulenziale per ciò che riguarda i così chiamati “mandati di consulenza”: è un servizio destinato alla clientela che desidera investire mantenendo l’ultima parola, ma, per l’appunto, alla luce di consigli di valore da parte di professionisti del settore”.
Tra dati macroeconomici, tassi e geopolitica, ogni giornata porta nuove informazioni. Come le trasformate in scelte operative, mantenendo coerenza e disciplina di processo?
“Parlando di gestione patrimoniale – attività che ricordo sottintende che il cliente affidi alla Banca la gestione dei propri investimenti – il nostro processo di investimento è strutturato e combina un approccio quantitativo e qualitativo che viene definito da uno specifico comitato interno. La gestione patrimoniale si regge su due pilastri. Il primo è quello propriamente strategico, ovvero l’”asset allocation strategica”: implica un orizzonte medio-lungo, tipicamente tra i cinque e i dieci anni. Serve a definire le ponderazioni specifiche delle diverse classi di investimento con cui sono costruiti i portafogli. Tale direzione strategica è naturalmente condivisa contrattualmente con il cliente, e di anno in anno viene analizzata per accertarne l’attualità e la congruenza con la nostra visione di lungo termine. Il secondo pilastro funge da complemento funzionale e tattico al primo e implica l’applicazione di eventuali scostamenti temporanei in termini di asset allocation, e questo con lo scopo di adeguare i portafogli in funzione dei cambiamenti degli scenari di mercato. I mercati evolvono e i contesti economici e finanziari cambiano di continuo: ciò implica una continua analisi dei dati macroeconomici e di “regime” in termini di inflazione, crescita, tassi in cui ci troviamo. Da lì derivano scelte su più livelli: preferenze tra azioni e obbligazioni o altre classi d’investimento, scelte geografiche, settoriali e anche tematiche. Il tutto è monitorato ogni giorno. Le decisioni in tal senso sono settimanali, ma di fronte a elementi davvero rilevanti o capaci di modificare variabili chiave interveniamo rapidamente riunendoci appositamente in maniera celere ed efficiente”.
L’intelligenza artificiale è entrata anche nella finanza: in che cosa vi aiuta concretamente e quali limiti richiedono ancora un presidio umano forte per evitare errori o segnali fuorvianti?
Per noi l’intelligenza artificiale è ormai uno degli strumenti di lavoro che appartengono alla quotidianità. Specifiche piattaforme che per l’appunto integrano funzioni basate sull’intelligenza artificiale ci consentono di ottimizzare la ricerca delle notizie per noi importanti, individuare rapidamente le informazioni rilevanti ed elaborarne i dati in modo più efficiente. Ciò ci dà una fotografia più immediata di quello che sta succedendo sui mercati. C’è anche un aspetto importante relativo all’analisi: l’intelligenza artificiale ci aiuta a intercettare le tendenze che spesso non emergono “a occhio nudo” o con strumenti meno sofisticati, fornendo informazioni preziose sia sul mercato sia su singoli oggetti di investimento. Ma non solo. La nostra intenzione è di utilizzare l’intelligenza artificiale anche nell’automazione di diversi processi interni. Si tratta di un ambito ancora in sviluppo, ma l’obiettivo è rendere alcune attività più rapide ed efficienti e poterci concentrare maggiormente sull’analisi e sulle decisioni di investimento, valorizzando dunque ulteriormente la centralità della figura umana. L’intelligenza artificiale è tuttavia anche un settore di investimento, concretamente presente in prodotti che abbiamo sviluppato in casa. In tal senso, sono responsabile di un certificato (ovvero uno strumento di investimento, n.d.r) che si chiama "Focus Intelligenza Artificiale" e che investe in cinquanta aziende del settore. Viene aggiornato ogni semestre, sempre sulla base di un’accurata selezione che utilizza un modello di intelligenza artificiale – sviluppato in collaborazione con una realtà di Zurigo – per individuare, secondo una precisa serie di indicatori, un ampio universo di aziende attive a loro volta nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Tale base viene poi affinata grazie a un algoritmo da noi sviluppato, che applica nostri criteri di selezione, tra cui anche aspetti di qualità. Il paniere finale è infine frutto di un ultimo avallo, nella fattispecie umano. Proprio quest’ultimo aspetto è per noi centrale: l’intelligenza artificiale può essere usata per accelerare e migliorare la capacità di analisi, ma il tutto va svolto all’insegna della prudenza e della consapevolezza che le decisioni finali e le responsabilità sono delle collaboratrici e dei collaboratori. Ciò corrisponde all’approccio di BancaStato nei confronti dell’intelligenza artificiale: un approccio che mira a mantenere la figura umana sempre in posizioni decisionali chiave”.
L’Asset management di BancaStato lavora sia per l’Istituto stesso sia per la clientela. Qual è il valore aggiunto di questo doppio mandato?
“Con l’arrivo di Paolo Patelli nell’estate 2024, l’Asset Management è stato ulteriormente rafforzato e strutturato; si è di fatto raddoppiato, arricchendosi di profili diversi tra loro, provenienti anche da Oltre Gottardo. Ogni nuova persona ha portato con sé un bagaglio di conoscenze specifiche, e questo ci permette oggi di offrire alla banca e ai clienti un ventaglio di soluzioni più ampio. Il nostro doppio mandato – per la Banca e per la clientela – ci consente una grande coerenza di base e un’ottimizzazione strategica. In tutto questo, essendo una struttura relativamente piccola, possiamo muoverci e comunicare tra noi con rapidità, realizzare una vera vicinanza alle persone e trasferire loro competenze ed esperienza in modo diretto”.
Guardando avanti: quali sono le sfide più delicate, e come si inserisce, in questa direzione, la spinta verso soluzioni più digitali?
“Come in ogni settore di attività bancario le sfide non mancano. Citerei in primis la regolamentazione. La necessità di rispettare normative molto stringenti, per quanto imprescindibile, comporta costi operativi e procedure per tutti gli istituti, grandi o piccoli che siano. Anche la seconda grande sfida accomuna tutti gli operatori del settore a prescindere dalla loro taglia. Parlo della necessità di stare al passo con i cambiamenti tecnologici e di abitudini della clientela. Un aspetto che richiede investimenti, ma che presenta molteplici vantaggi per la Banca stessa e per la clientela. È proprio in questo ambito che ad esempio si inserisce la nascita di soluzioni sempre più digitali e automatizzate. Penso a "Portafoglio Mio", la soluzione messa a punto dalla Banca con cui il cliente può aprire e definire in modo totalmente digitale – via e-banking – un mandato di gestione patrimoniale, partendo anche da importi tutto sommato moderati. È un modo per far lavorare la tecnologia dove serve davvero – sull’operatività più standard e sulla rapidità – e lasciare alle persone il presidio di ciò che la Banca non vuole automatizzare: responsabilità, giudizio e relazione con il cliente. La direzione è questa: mettere a disposizione della clientela un’offerta e una rete di canali che si basano anche sulla tecnologia, in cui però la fiducia resti sempre e comunque una questione di scelte chiare e responsabilità conferite alle persone”.