POLITICA E POTERE
Lombardi si schiera: "No all'iniziativa anti 9 febbraio: non tiriamoci ulteriormente la zappa sui piedi"
Nella settimana in cui ha toccato 70'000 firme il testo che chiede di abrogare l'iniziativa Contro l'immigrazione di massa, il senatore PPD prende posizione: "Operazione dannosa sia sul piano interno che sul piano esterno"
BERNA/LUGANO - No all'iniziativa che chiede di cancellare il 9 febbraio. Nella settimana in cui i promotori della raccolta firme che chiede di abrogare l'articolo costituzionale approvato attraverso l'iniziativa Stop all'immigrazione di massa hanno annunciato di aver toccato quota 70'000, avviandosi di fatto alla riuscita, Filippo Lombardi si schiera. Il senatore PPD, con un articolo apparso sul suo sito, spiega le ragioni per cui questa nuova iniziativa sarebbe dannosa per gli interessi nazionali. L'opinione di Lombardi è particolarmente interessante poiché il Consigliere agli Stati fa parte dell'associazione "Vantaggio Svizzera", nata proprio dopo il 9 febbraio per difendere i bilaterali e in contrapposizione al gruppo creato da Christoph Blocher "No all'adesione strisciante all'UE".Ma veniamo al dunque. Lombardi identifica due ragioni fondamentali per opporsi all'iniziativa anti 9 febbraio: "Il primo - scrive - è interno alla Svizzera: se l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» è stata accolta contro il parere di Governo, Parlamento, quasi tutti i partiti, economia, sindacati e quant’altro, vuol ben dire che il tema tormenta gli Svizzeri (per non parlare dei Ticinesi, esposti in prima linea al fenomeno). Di fronte ad un problema reale ma percepito in modi nettamente diversi dalla popolazione dei vari cantoni, è tradizione svizzera dar prova di attenzione e comprensione, cercando seriamente una soluzione per ricomporre la spaccatura. Questo dobbiamo fare adesso, cercando una risposta seria, onesta e soprattutto efficace al malessere espresso dai cittadini. Di certo non serve gettare nuova benzina sul fuoco con una provocazione quale sarebbe una ripetizione del voto (fra l’altro in condizioni peggiori, perché questa volta l’onere della doppia maggioranza popolo-cantoni starebbe dalla parte di chi vuol abolire l’articolo appena accolto")."Il secondo danno, ben più grave - argomenta Lombardi - l’iniziativa lo provoca all’esterno, nei nostri rapporti con l’Europa. Sappiamo quanto è già difficile il compito dei nostri negoziatori con l’UE. Non perché incapaci o «traditori della volontà popolare» (anche se a qualcuno talvolta va ricordato che lavora per il Paese ed i suoi cittadini, e non per le opinioni cristallizzate delle gerarchie diplomatiche e ministeriali). Ma semplicemente perché il clima verso la Svizzera a Bruxelles si è fatto veramente gelido in questi ultimi anni, lo sento spesso anch’io nei miei contatti internazionali.In questo clima sfavorevole, ora che sono passate le elezioni europee e la nuova Commissione è pienamente al lavoro, abbiamo una finestra molto stretta, durante il prossimo anno e mezzo, per cercare di far passare qualcosa. Sempre nella speranza che qualche Stato membro – confrontato anch’esso a pressanti problemi derivanti da una libera circolazione fuori controllo – riesca finalmente a smuovere l’assoluta rigidità dogmatica della Commissione e del Parlamento europeo, che finora non accennano a smuoversi di un millimetro"."La libera circolazione - affonda il colpo il senatore PPD - è d’altronde solo uno de dossier in cui si manifesta il dogmatismo centralista degli «eurocrati» che – invece di capire e venire incontro alle difficoltà di una minoranza, come dovremmo ancora saper fare in Svizzera – credono di dover spegnere subito con la forza e l’arroganza ogni minima fiammella centrifuga, tanto hanno paura che l’incendio si propaghi. Ne sa qualcosa David Cameron, che con le sue pur ragionevoli richieste di «rimpatriare» alcune competenze da Bruxelles agli Stati membri, meglio in grado di risolvere sul terreno i problemi di prossimità, si è fin qui scontrato con un muro di granito ideologico francamente incomprensibile."Ma torniamo a noi: proprio mentre stiamo cercando con la forza della disperazione lo spiraglio per entrare in vera discussione con l’UE, questa iniziativa rappresenta una pugnalata alle spalle del Consiglio federale e dei nostri negoziatori. Essa darà infatti un bel sostegno all’atteggiamento di chiusura degli eurocrati: se tanto gli Svizzeri stessi vogliono rivotare, per quale motivo dovremmo concedere loro qualcosa? Ci basta aspettare, e cambieranno opinione da soli... La nostra situazione, diciamocelo chiaramente, è abbastanza complicata così: non era proprio necessario aggiungervi questa iniziativa per tirarci ulteriormente la zappa sui piedi!", conclude Filippo Lombardi.
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