POLITICA E POTERE
Giorgio Fonio: "Situazioni di precarietà, lavoro su chiamata, dumping salariale... Solleviamo il coperchio sulle agenzie di sicurezza"
Il Cantone adotti, “tra i criteri che danno accesso a mandati pubblici, anche una attenta valutazione delle condizioni effettive di lavoro del personale alle dipendenze delle agenzie di sicurezza"
BELLINZONA – Il Cantone adotti, “tra i criteri che danno accesso a mandati pubblici, anche una attenta valutazione delle condizioni effettive di lavoro del personale alle dipendenze delle agenzie di sicurezza in modo da evitare che, dietro l’assolvimento di prestazioni di interesse pubblico, si celino modalità lavorative inadeguate e fonti di precarietà per il personale che finiscono oltretutto per caricare costi sociali sulla collettività e sullo Stato stesso”. Lo chiedono con un’interrogazione al Governo dal titolo “Agenzie di sicurezza, guardiamo sotto il coperchio” Giorgio Fonio e altri due deputati PPD, Claudio Franscella e Nadia Ghsolfi.

“Gli enti pubblici fanno sempre più sovente capo ad agenzie di sicurezza per lo svolgimento di compiti di sorveglianza oppure di regolazione del traffico – si legge nell’atto parlamentare -. Queste imprese private svolgono una funzione di utile complementarietà rispetto al personale di polizia che opera per il Cantone o per i Comuni.

Allo scopo di assicurare un servizio qualitativo, lo Stato si è opportunamente premurato di fare in modo che anche il personale occupato in mansioni di sicurezza di interesse pubblico disponga di una sufficiente preparazione.

Un’analoga attenzione meriterebbe di essere rivolta alle condizioni di lavoro poiché, ad un loro esame, sorgono non irrilevanti interrogativi. La finalità pubblica del loro servizio contrasta infatti sovente con l’inadeguatezza delle condizioni entro le quali i dipendenti sono inquadrati ed operano.

Nella categoria vige un contratto collettivo di portata nazionale peraltro di carattere obbligatorio. Malgrado questa regolamentazione, le condizioni individuali di assunzione sono tali da lasciare prosperare situazioni di difficoltà e disagio. Sono ad esempio tutt’altro che isolati i casi di personale assunto con contratti a ore o su chiamata, che mantengono i dipendenti in situazioni di precarietà. Hanno ristrettezze e difficoltà immediate di reddito ma non solo; non raggiungendo le soglie che danno accesso alle relative coperture, finiscono per essere gravati da prospettabili carenze previdenziali a più lungo termine.

Si tratta di forme contrattuali che configurano il dumping sociale e salariale, poiché non consentono di percepire un salario equo rapportato al costo della vita locale e precludono le possibilità l’impiego alla manodopera domiciliata, se non in forma precaria tale da dover ricorre all’assistenza pubblica. Si riscontrano pure carenze in materia di copertura del materiale professionale (abbigliamento, calzature, telefono, torce..) e dei rimborsi chilometrici”.

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