POLITICA E POTERE
9 febbraio, la versione di Cassis: "Abbiamo creato un'alleanza di centro sinistra per applicare l'iniziativa. E ammetto di aver provato un certo piacere nel sorprendere. Il populismo non fa parte della nostra genetica"
Scoppiettante articolo del capogruppo PLR alle Camere: "“Tradimento” – tuona l’UDC: non si applicherebbe l’articolo fedelmente. Ma per favore! Dov’eri cara UDC in questi ulti due anni quando ti abbiamo chiesto di trovare insieme una soluzione?"

di Ignazio Cassis*

 

L’iniziativa popolare dell’UDC ticinese, sulla quale voteremo presto, vuole “prima i nostri” e cavalca con acrobatica disinvoltura il diffuso sentimento popolare, incurante dei ruoli istituzionali federali e cantonali e poco interessata alla reale efficacia della misura. L’importante è creare capitale partitico in un mondo senza più confine tra percezione e realtà.

 

Ci siamo abituati. L’accoglienza popolare dell’iniziativa del 9 febbraio 2014 sta evidenziando tutte le sue pecche.  Il relativo art. 121a della Costituzione contiene disposizioni contraddittorie: l’UDC vi ha scritto che vuole contingenti e tetti massimi, ma precisando fin dall’inizio di non voler disdire i bilaterali, tanto importanti per la nostra prosperità. Un dilemma irrisolvibile, poiché i due obiettivi sono incompatibili.

 

Abbiamo cercato in tutti i modi un’intesa con l’UDC, coinvolgendo il mondo economico e ogni altro attore utile al fine. Un tira e molla durato oltre due anni, che non ha dato frutti. L’UDC non era minimamente interessata a risolvere alcunché, perché se il problema scompare, finisce anche lo sfruttamento dello stesso. Non è questa la politica del PLR: anche quando nel nostro partito si cede al populismo, l’avventura dura poco; non fa parte della nostra genetica. Andiamone fieri: con i tempi che corrono quest’attitudine è merce rara!

 

Abbiamo allora creato un’alleanza con la sinistra, in particolare con il PS. Apriti cielo! Abbiamo rotto le uova nel paniere dei media svizzeri, infrangendo il mito dello scivolamento a destra e costringendo i giornalisti a uscire dai luoghi comuni. Ammetto di aver provato un certo piacere nel sorprendere! Dunque una vasta alleanza di centro-sinistra vuole applicare quell’articolo 121a con ragionevolezza, iscrivendo nella legge la preferenza indigena (prima i nostri) invece che contingenti e tetti massimi, e lasciando ai Cantoni grande autonomia per gestire la questione frontalieri, come desiderato anche dal Ticino con il modello bottom-up. 

 

Il bello della soluzione è che non dobbiamo più chiedere nulla all’UE, liberandoci da quell’abbraccio soffocante che ci obbligava a concessioni eccessive nel negoziato sull’accordo quadro istituzionale (evoluzione dei bilaterali) per ottenere dall’UE il sostegno alla clausola di salvaguardia che pareva l’unica via possibile. 

 

“Tradimento” – tuona l’UDC: non si applicherebbe l’articolo fedelmente. Ma per favore! Dov’eri cara UDC in questi ulti due anni quando ti abbiamo chiesto di trovare insieme una soluzione? Troppo facile gettare il sasso e nascondere la mano! Vedremo dunque come deciderà il Nazionale. Poi sarà la volta degli Stati in modo che si arrivi a dicembre al voto finale. Ciò permetterebbe anche di salvare anche la partecipazione svizzera al programma di ricerca Horizon 2020, fondamentale per mantenere la Svizzera in vetta alla classifica mondiale dell’innovazione e della ricerca. E il popolo potrà sempre esprimersi in caso di referendum.

 

La soluzione proposta stringe le viti anche all’immigrazione da Paesi extracomunitari, dove contingenti sono già la regola. Il ricongiungimento famigliare e l’accesso alle assicurazioni sociali verrà ulteriormente ridotto.  

 

Rimane, terzo e ultimo elemento, l’asilo. Questo è un problema a parte, non ancora del tutto risolto. Ma non mescoliamo tutto: un passo per volta avanti avanziamo anche qui.

 

"Capogruppo PLR alle Camere Federali, articolo apparso su Opinione Liberale

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