POLITICA E POTERE
Fiorenzo Dadò è il nuovo presidente del PPD. Il capogruppo in Gran Consiglio stravince l'elezione in Comitato Cantonale. "Aiutatemi, perché da sola una persona non può fare niente", le prime parole del nuovo leader degli azzurri ticinesi
Il deputato della Vallemaggia eletto al secondo turno dopo aver sfiorato la vittoria già al primo. Più che doppiato il principale sfidante Filippo Lombardi. Una vittoria schiacciante e clamorosa. Un segnale chiaro e inequivocabile da parte della base sulla volontà di imboccare con decisione la via del rinnovamento
© Ti-Press / Gabriele Putzu

SANT'ANTONINO - Fiorenzo Dadò è il nuovo presidente del PPD. Il capogruppo in Gran Consiglio è stato designato questa sera dal Comitato Cantonale riunito a Sant'Antonino. 
 
Una vittoria schiacciante, clamorosa, quella di Dadò. Una vittoria che porta in grembo tanti significati e tanti spunti di riflessione su cui ci sarà modo di tornare.
 
L'atteso duello tra il deputato e il Senatore Filippo Lombardi (che ha coordinato il partito in questo lunghissimo interregno) non c'è stato. Contro tutti i pronostici della vigilia, infatti, il parlamentino ha eletto Dadò con una maggioranza bulgara. Un segnale chiaro e inequivocabile da parte della base sulla volontà di imboccare con decisione la via del rinnovamento.  
 
Ma veniamo alla cronaca. A condurre le danze della serata è stato il ministro Paolo Beltraminelli.  Dopo un momento di raccoglimento per le vittime dell'attentato di Berlino e una breve discorso ("Il PPD ha ancora tanto da dare per il futuro del nostro Cantone. Ad uscire vincitore questa sera deve essere il partito"), Beltraminelli ha spiegato le modalità di voto.

Si va a cascata: il primo o la prima che ottiene la maggioranza assoluta, diventa presidente. Chi arriva ultimo dopo lo scrutinio di ogni turno, viene eliminato dalla corsa. "E in caso di parità?", chiede qualcuno dalla sala. "Decide Marco Romano...", replica  Beltraminelli con una battuta riuscita che stempera la tensione in sala. Ah, curiosità: capo dell'ufficio elettorale è l'ex presidente e Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini.   
 
Prima del via alla conta ai candidati viene concesso un ultimo appello. La sala non sembra gradire granché e rumoreggia: c'è voglia di scegliere dopo 600 giorni senza presidente e dopo una campagna elettorale dove i cinque pretendenti hanno avuto modo di presentarsi ed esporre le proprie idee sulla stampa e nelle sezioni. Saltiamo anche noi. 
 
Dadò sfiora la vittoria già al primo turno. Su 249 votanti, maggioranza assoluta a 125, il capogruppo ottiene ben 119 voti. Siderale il distacco da Lombardi, che si ferma a 51 e viene dunque più che doppiato dal capogruppo in Gran Consiglio. Seguono Giovanni Berardi (34), Nadia Ghisolfi a 22 e Franco Ghezzi a 17 (eliminato). 
 
Al secondo turno si manifesta il trionfo. Su 248 voti, Dadò ne incassa 160. Lombardi si ferma a 63. Chiudono Berardi a 15 e Ghisolfi a 10. Al momento della proclamazione grande fair play, con tutti i candidati che abbracciano l'eletto. Contraccambiati. 
 
"Non mi sarei mai aspettato quando ho cominciato a fare politica nel Movimento giovanile  - ha detto il neo presidente rivolgendosi alla sala subito dopo l'elezione - che un giorno sarebbe toccato a me condurre il patrio. Per me è un onore ma soprattutto è un onore per la Vallemaggia. Grazie a Filippo Lombardi per quello che ha fatto per il PPD in questo anno e mezzo (lungo applauso in sala e da parte dello stesso Dadò, ndr.). Perché io mi ricorderò sempre quel lunedì triste dopo le cantonali quando ci siamo trovati al ristorante Unione e ci veniva solo da piangere. Se i risultati fossero stati gli stessi anche per le federali e le comunali…" 
 
"A voi chiedo - ha concluso Dadò - di partecipare con me al rilancio del nostro partito. Aiutatemi, perché da sola una persona non può fare niente". 
 
Adesso toccherà al congresso, convocato per l'11 di gennaio, incoronare il nuovo presidente, ratificando la decisione presa stasera dal Comitato Cantonale. 
 
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