POLITICA E POTERE
Il testamento politico di Rocco: "Per quattro anni ho lottato contro la cultura della paura. Quando le cose non vanno bisogna sparare con il cannone. Noi dobbiamo profilarci contro il tassa e spendi. I due ministri leghisti stanno imperversando ma con il
Il presidente del PLR, Rocco Cattaneo, ha rilasciato un’intervista a tutto campo al Corriere del Ticino a pochi giorni dal termine del suo mandato. Ecco alcune sue riflessioni estratte dall’intervista
Foto: TiPress/Tatiana Scolari
BELLINZONA – Il presidente del PLR, Rocco Cattaneo, ha rilasciato un’intervista a tutto campo al Corriere del Ticino a pochi giorni dal termine del suo mandato. Ecco alcune sue riflessioni estratte dall’intervista.

Non abbiate paura

“Per quattro anni mi sono battuto contro quella che definisco “la cultura della paura”. Il partito era eccessivamente ripiegato su se stesso, preso dal timore di dire la sua a viso aperto. Il sentimento della paura, degli stranieri, del futuro, di investire e di attuare riforme è un po’ trasversale a tutte le forze politiche e al Ticino tutto. Le riforme, non devono intimorire e la politica del PLR non dovrà più essere quella del defilarsi per non finire nel mirino della Lega o dei socialisti. Abbiamo le nostre idee, il nostro profilo, i nostri valori e allora andiamo avanti. E poi si vince o si perde. Non dobbiamo avere paura. Neppure del Governo. Non abbiamo la maggioranza relativa nell’Esecutivo, pertanto dobbiamo ragionare anche d’opposizione, non svolazzare come una foglia sospinta dal vento di altri”.

“Quando le cose non vanno bisogna sparare con il cannone, altro che agire col fioretto. Io non sono di indole aggressiva, ma se devo battermi non mi tiro indietro. Noi siamo in Governo, ma non siamo il Governo. Quello che oggi lascio è poi un partito che non teme il dialogo interno. La tassa di collegamento insegna. È stato giusto confrontarsi per dare la rotta indicata dal partito. C’è chi ha avuto ragione e chi no. Ma nessuno si è offeso”.

Sul Governo e sulla maggioranza leghista

“Il vero problema è che questo Cantone spende troppo e investe poco. Questo blocca la crescita. Investire, alla fine, significa anche spendere meno. Ma questo concetto stenta a passare. Un altro aspetto negativo è il dipartimentalismo: è sempre vietato sfiorare l’erba del giardino del vicino. E questo accade in primis tra i consiglieri di Stato. A pagarne (e non in senso metaforico) le conseguenze è il cittadino. A noi liberali tocca profilarci di più contro il tassa e spendi. I due leghisti (ndr. Norman Gobbi e Claudio Zali) stanno imperversando ma con il silenziatore. E naturalmente su questo l’organo di stampa della Lega tace”.

Su Giuliano Bignasca e la Lega

“Con il Nano, nel rispetto dei singoli ruoli, c’era fiducia e stima reciproca, dialogo, anche confronto o scontro, ma nel bene e nel male si sapeva cosa stava accadendo. Il Nano era un uomo che voleva bene al nostro Cantone. Successivamente nella Lega per me non c’è più stato alcun punto di riferimento e sono iniziati gli attacchi alla mia persona. Io non cedo al terrorismo dei colpi sotto la cintura. Gli attacchi ci stanno ma rimaniamo sui temi politici. Gli attacchi personali sono inaccettabili. E lo fanno in continuazione. Comunque a me non fanno né caldo né freddo”.

Sulla sintonia con il PPD

“Il PPD non è un partito che piange e che reputa il Ticino una terra di perenni sfortunati dimenticata da Berna e con gli italiani che ci mangiano il formaggio. Con i popolari democratici mi trovo a mio agio perché assieme possiamo realmente trovare soluzioni ragionevoli ai nostri problemi”.

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