“Per quattro anni mi sono battuto contro quella che definisco “la cultura della paura”. Il partito era eccessivamente ripiegato su se stesso, preso dal timore di dire la sua a viso aperto. Il sentimento della paura, degli stranieri, del futuro, di investire e di attuare riforme è un po’ trasversale a tutte le forze politiche e al Ticino tutto. Le riforme, non devono intimorire e la politica del PLR non dovrà più essere quella del defilarsi per non finire nel mirino della Lega o dei socialisti. Abbiamo le nostre idee, il nostro profilo, i nostri valori e allora andiamo avanti. E poi si vince o si perde. Non dobbiamo avere paura. Neppure del Governo. Non abbiamo la maggioranza relativa nell’Esecutivo, pertanto dobbiamo ragionare anche d’opposizione, non svolazzare come una foglia sospinta dal vento di altri”.