POLITICA E POTERE
"Il Cardiocentro deve finire sotto l'EOC". Franco Cavalli interviene nel dibattito sul futuro dell'ospedale del cuore: "Moccetti batte la gran cassa, ma vogliamo creare un’eccezione ticinese, che nessun altro in Svizzera capirà?"
Il fondatore dello IOSI, ed ex Consigliere Nazionale PS, non ha dubbi su quale debba essere la soluzione della vertenza tra EOC e Cardiocentro: "Gli accordi presi, se si vuole evitare il caos, vanno rispettati. Ma ci sono molte altre ragioni che militano per l’integrazione del Cardio nell'Ente"
di Franco Cavalli*

 

Il Ticino, per un suo certo provincialismo, non è nuovo a battaglie iperboliche, dove i fatti contano meno delle passioni. Ad uno di questi scontri, assistiamo attualmente a proposito del futuro del Cardiocentro (Cct). Per restare ai fatti, faccio un passo indietro: il Cct è sorto, in una situazione molto particolare, nel 1995 per iniziativa privata, ma con il consenso delle autorità cantonali.

 

I termini dell’accordo erano tassativi: il Cardiocentro sarebbe diventato parte dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), sul cui sedime era sorto, entro il 2020, tant’è che questa clausola è parte integrante dello statuto della Fondazione che lo ha sin qui retto. Ora da mesi il presidente di detta Fondazione, Giorgio Giudici, e il promotore del Cct, il professor Tiziano Moccetti, battono la gran cassa contro la prevista integrazione in Eoc, riuscendo recentemente a far prendere una posizione simile anche al municipio di Lugano. E questo dopo che l’ex sindaco di Lugano aveva inizialmente affermato che del tema non doveva occuparsene la politica “se no, diventa un pollaio”: allora probabilmente contava di trovare maggiori consensi nel CdA di Eoc, unico organo che potrebbe rinunciare all’accordo.

 

Già i romani, ispiratori del diritto a cui ancora oggi ci riferiamo, dicevano che “pacta servanda sunt” cioè che gli accordi presi, se si vuole evitare il caos, vanno rispettati. Ma ci sono molte altre ragioni che militano per l’integrazione del Cct in Eoc. Ne cito una: proprio nel 2020 arriveranno i primi studenti del Master in medicina. La facoltà di Biomedicina è un progetto di grande importanza per il futuro del nostro Cantone ed essenziale per le sue strutture sanitarie. In questo contesto l’Eoc giocherà sempre più il ruolo di “ospedale universitario di riferimento”.

 

In tutte le strutture universitarie simili, la chirurgia cardiaca (oggi Cct) e quella toracica (oggi Eoc) sono ovviamente associate, perché sinergiche, sotto l’ombrello della stessa organizzazione sanitaria. Vogliamo invece creare un’eccezione canton ticinese, che nessun altro in Svizzera capirà?

 

Giudici e Moccetti affermano di opporsi all’integrazione in Eoc “per salvaguardare l’eccellenza del Cct”. Ora i vertici di Eoc hanno ufficialmente garantito al Cardiocentro un’autonomia clinica uguale a quella di cui gode lo Iosi.

 

Nessuno meglio di me può capire i sentimenti di Tiziano Moccetti: è sempre difficile perdere, magari anche solo parzialmente, il controllo “della propria creatura”. Ma la ragione ed in fondo anche il ben compreso bene dei pazienti devono prevalere. Lo Iosi ha avuto, e tuttora ha, questa eccellenza: il segreto medico mi impedisce di citare, anche se talora la stampa internazionale ne ha parlato, famosi personaggi svizzeri e stranieri, che sono arrivati allo Iosi, magari dopo aver consultato centri d’oltre Atlantico. Inoltre lo Iosi è riuscito a raggiungere anche nella ricerca, di solito garante della qualità delle cure, risultati che gli han permesso di ottenere i sussidi federali (art. 15 Legge sulla ricerca), prestigiosi finanziamenti europei (ERCs) e di conseguenza l’affiliazione a Usi, traguardi questi non ancora raggiunti dal Cardiocentro.

 

Quindi guardiamoci negli occhi e lasciamo prevalere la ragione, anche se ciò ci costa qualche comprensibile sforzo emotivo.

 

*Fondatore dello IOSI ed ex Consigliere Nazionale PS - Articolo pubblicato sull’ultima edizione del Caffè

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