POLITICA E POTERE
Cardiocentro, Beltraminelli rilancia il dialogo: "No a guerre sanitarie. Serve soluzione concordata"
Il messaggio, dopo le 15'000 firme consegnate ieri alla Cancelleria, è arrivato forte e chiaro al DSS: "I margini per un compromesso, ci sono"
© Ti-Press / Samuel Golay
POLITICA E POTERE

Oltre 14'500 firme per il Cardiocentro! E non sono tutte... Migliaia di ticinesi dicono sì a una collaborazione con l'EOC e no alla statalizzazione

05 NOVEMBRE 2018
POLITICA E POTERE

Oltre 14'500 firme per il Cardiocentro! E non sono tutte... Migliaia di ticinesi dicono sì a una collaborazione con l'EOC e no alla statalizzazione

05 NOVEMBRE 2018

BELLINZONA - Il messaggio è arrivato. Forte e chiaro. Le 15’000 firme consegnate alla Cancelleria dello Stato a sostegno dell’iniziativa Grazie Cardiocentro, non hanno lasciato indifferente Paolo Beltrraminelli. Il ministro della sanità, intervistato dalla Regione, parla infatti di un numero di sottoscrizioni “sicuramente importante, seppur in linea con altre iniziative sanitarie”.

Ma al di là del commento sulle cifre, è il messaggio politico lanciato da Beltraminelli, che siede anche nel CdA dell’Ente ospedaliero cantonale, ad essere significativo. Il Direttore del DSS, infatti, rilancia sul dialogo e sulla possibilità di arrivare a un accordo, evitando le urne:  “Le firme - dichiara al quotidiano bellinzonese - sono uno strumento di pressione in più. Ora si tratterà di fare le cose bene perché tutti vogliono che il Cardiocentro possa continuare al meglio la sua missione, e mai nessuno l’ha messa in dubbio. Tutti concordano, anche gli iniziativisti, che la fondazione attuale deve cessare la sua attività, perché così è previsto. Ora si tratterà di vedere se si andrà verso questa formula promossa dagli iniziativisti o si troverà una soluzione concordata. Io spero ancora nella soluzione concordata anche perché i margini di manovra, a mio modo di vedere, ci sono”.

Beltraminelli sottolinea la necessità di evitare “guerre sanitarie”. E anche su uno dei temi cruciali della vicenda, l’eredità del dottor Zwich, non chiude a soluzioni innovative: “È una prassi un po’ nuova quella formulata nell’iniziativa, si tratterà ora di discutere”.

A preoccupare il direttore del DSS sono i tempi: “Dobbiamo fare abbastanza svelto perché il 2020 è qui, e quindi si tratterà di capire, dopo la consegna delle firme, quale sarà la posizione di Consiglio di Stato e Gran Consiglio. E il percorso è lungo”.

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