POLITICA E POTERE
Abate analizza i rapporti tra Ticino e Confederazione. "Ancora una volta per farci capire abbiamo dovuto fornire spiegazioni"
Per l'ex Consigliere agli Stati i rapporti di fiducia sono fragili. "Da sempre decisioni inattese generano crisi oppure riescono a fornire un contributo al miglioramento della qualità dei rapporti e al grado di comprensione reciproca”

BELLINZONA – Fabio Abate i rapporti tra Ticino e Berna li ha vissuti da vicino, essendo stato Consigliere agli Stati, ed ora su Opinione Liberale si chiede quale sarà il futuro di questi rapporti dopo il Covid e dopo il periodo di tensione vissuto a marzo, prima che al Ticino fosse concessa la finestra di crisi.

“Da sempre fatti e decisioni inattese (spesso legate alla particolari circostanze della vicina Penisola) generano crisi oppure riescono a fornire un contributo al miglioramento della qualità dei rapporti e al grado di comprensione reciproca”, spiega. Ma quanto successo a marzo fa capire come “l’evidenza delle circostanze di fatto non è bastata per indirizzare un messaggio chiaro a Berna: ancora una volta è stato necessario fornire spiegazioni e giustificazioni affinchè fosse percepita la gravità della situazione”, come successo in passato per esempio col dumping salariale o la pericolosità della galleria del Gottardo.

Abate parla di “un rapporto di fiducia fragile”, con la Svizzera interna che spesso vede i ticinesi (e lo testimonia una pagina sulla NZZ nei giorni scorsi) come il popolo allegrone di gilardoniana memoria, che non sa cosa vuole. Si cita anche l’esempio delle vacanze pasquali, quando si chiese ai confederati di non venire e ora li si chiama a fare le vacanze qui. Il liberale è convinto che verranno e che un’eventuale riapertura dei confini italiani non porterà via turisti al Ticino. 

Muove anche un rimprovero al Ticino, parlando di “forte carica emotiva (per non dire altro…) che ha caratterizzati determinati messaggi è sintomatica della nostra difficoltà a guardare in modo strategico e lucido oltre Gottardo”.

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