In coda al dibattito, dedicato al “decennio leghista” l'ex presidente del PPD si è prodotto in un omaggio al Sommo Poeta, dagli ignavi a Paolo e Francesca

MELIDE - L’ex presidente del PPD Giovanni Jelmini, ha dato vita ieri sera negli ultimi minuti di Matrioska, a un siparietto culturale in occasione del 700esimo della morte di Dante Alighieri, poeta da lui amatissimo. In coda al dibattito, dedicato al “decennio leghista”, con Manuele Bertoli, Marco Borradori e Mauro Dell’Ambrogio in studio e Pierre Rusconi collegato via Skype, Jelmini ha recitato rigorosamente a memoria, alla Benigni, i versi che il Sommo Poeta dedicò agli ignavi.
Virgilio spiega a Dante che si trovano nell'Antinferno, dove vengono punite le tristi anime che vissero sanza 'nfamia e sanza lodo. I cosiddetti ignavi, anime che per vigliaccheria non operarono in vita né il bene né il male. Tra loro vi sono gli angeli che durante la rivolta di Lucifero non presero né la sua parte né quella di Dio. Gli ignavi sono cacciati dal cielo perché ne rovinerebbero lo splendore, ma nemmeno l'inferno li vuole.
E in chiusura ha recitato quelle che ritiene le terzine più belle della Commedia, quando Dante e Virgilio, nel Canto quinto, incontrano Paolo Malatesta e Francesca di Rimini, cognati protagonisti di una tragica vicenda amorosa, con il celebre verso “Amor, ch'a nullo amato amar perdona…”.
Quando Jelmini ha introdotto Paolo e Francesca, Dell’Ambrogio ha esclamato “ah, beh…” e ha co-recitato i versi insieme a lui sottovoce… La puntata si è chiusa con gli applausi di Rusconi: "Giovanni, il nostro Benigni... Se facevi così i voti li facevi!". E Jelmini ridendo: "Dovevi dirmelo prima...".
Sia come sia, un po’ di cultura, in politica, non guasta mai.