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25.02.2022 - 18:070
Aggiornamento: 26.02.2022 - 17:00

La sinistra organizza un presidio a Bellinzona. "No alla guerra"

" Anche la Svizzera non può essere insensibile a quanto succede", scrivono PS, MPS, Verdi, GISO, Giovani Verdi, Forum Alternativo, sindacati come UNIA, SSM, VPOD, SEV, Syndicom

BELLINZONA - Il mondo guarda con angoscia e tristezza a quanto sta accadendo in Ucraina. E si manifesta ovunque, anche in Ticino. Per esempio, due ragazzi di origine ucraine e uno di origine russa si sono recati, avvolti in una bandiera ucraina, prima a Lugano e poi a Bellinzona per chiedere la pace. Domani scenderanno in piazza diverse organizzazioni di sinistra, tra cui PS, MPS, Verdi, GISO, Giovani Verdi e vari movimenti sindacali.

Il presidio di domani: "Accogliamo i profughi. Andrebbero sciolte alleanze come la NATO"

A Bellinzona alle 13.30 al Piazzale FFS si terrà un presidio dal titolo eloquente: "No guerra, senza sì e senza ma". Le associazioni che promuovono e diffondono l'appello sono Circolo Carlo Vanza, MPS, Partito Socialista, Forum Alternativo, Gioventù Socialista, Verdi, Giovani Verdi, Unione Sindacale Svizzera, Movimento della Scuola, UNIA, SSM, VPOD, SEV, Syndicom, Gioventù Anticapitalista, Collettivo Io l’8 ogni giorno, Gruppo per una Svizzera senza esercito, Anarchic* contro la guerra, Associazione Culturale Falcone e Borsellino, Coordinamento donne della sinistra, ANTIMAFIA Duemila, Movimento culturale Ourvoice. 

"Dopo aver assistito per anni a un’intensificazione dei preparativi di guerra sul confine tra Ucraina e Russia, ecco ora la decisione della Russia di attaccare l’Ucraina, dopo aver riconosciuto le repubbliche separatiste del Donbass; atti che, lo ricordiamo, vengono dopo che nel 2014 la stessa Russia aveva di fatto proceduto all’annessione militare della Crimea e all’occupazione proprio di quelle “repubbliche popolari” del Donbass oggi riconosciute ufficialmente. Questa escalation viene dopo mesi e mesi di propaganda bellicista, da un lato e dall’altro del fronte, ammassamento di truppe, invio di armi", si legge nel volantino.

Ed ecco l'appello: "È venuto il momento di mobilitarci per dire NO alla guerra senza se e senza ma; la guerra non solo è disastrosa per tutte le popolazioni coinvolte, ma lo è anche per tutti e tutte coloro che non sono direttamente coinvolti nel conflitto. È la guerra come metodo di soluzione dei conflitti tra popoli e nazioni che deve assolutamente essere rifiutata. La partita è complessa, ma una cosa è certa: in gioco, su tutti i fronti (Stati Uniti, Russia, Unione europea), ci sono esclusivamente interessi di potenza, di dominazione, di sfruttamento, non certo il benessere e la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Ucraina, oggi costretti a milioni ad emigrare, e flagellati in patria da bassi salari pagati spesso con ritardo, inflazione, peggioramento dell’assistenza sanitaria, corruzione e violenza diffusa. Anche la Svizzera non può essere insensibile a quanto succede, anche perché è proprio in questo paese che, 
come dimostrano le recenti rivelazioni dei fondi depositati presso il Credit Suisse, militaristi, governi corrotti, dittatori e capitalisti senza scrupoli hanno trovato rifugio e protezione. A questa cerchia appartengono anche gli oligarchi legati al regime russo che trovano nel sistema bancario svizzero e nel trading delle materie prime uno strumento fondamentale".

L'appuntamento dunque è per domani, per "dire no all’invasione e chiedere il ritiro di tutte le truppe russe dall’Ucraina", per esprimere "solidarietà con tutti coloro che si battono e resistono contro la guerra in Russia e in tutti i paesi", puntare al "blocco di tutti gli averi degli oligarchi russi e dei politici corrotti nelle banche svizzere", domandare "l'interruzione di qualsiasi esportazione di armi da parte della Svizzera". I manifestanti vorranno anche il "diritto all’asilo in Svizzera per tutti coloro che fuggono dalla guerra", "l'interruzione di qualsiasi collaborazione militare con la NATO, con la Russia e altri paesi in guerra", mentre l'obiettivo ancora più ambizioso è lo "scioglimento di tutte le alleanze militari, a cominciare dalla NATO".

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