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09.02.2024 - 10:430
Aggiornamento: 15.02.2024 - 09:32

Regazzi a tutto campo: i cacciatori sono di destra? Gli ‘ambientalisti talebani’, gli screzi con Zali, le ‘pecore nere’…

Il senatore lascia la presidenza della Federazione dopo 13 anni. “Dopo lo strappo sulla pernice bianca i rapporti con il ministro si sono stabilizzati e sono improntati alla cordialità”

di Marco Bazzi

Fabio Regazzi ha annunciato che lascerà la presidenza della Federazione ticinese cacciatori. Gli impegni politici – Consiglio degli Stati - e professionali – azienda di famiglia e presidenza dell’Unione svizzera arti e mestieri - sono ormai diventati inconciliabili con la carica che ricopre da 13 anni. Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo su alcuni temi che riguardano una disciplina che in Ticino è molto diffusa e suscita passioni contrastanti.

Regazzi, la caccia è una disciplina in crescita o in diminuzione?

Se parliamo a livello ticinese si può affermare che il numero di cacciatori è tutto sommato piuttosto stabile, nonostante un trend in leggera discesa. Se per la caccia alta la situazione è abbastanza confortante, per la bassa invece registriamo un calo costante da diversi anni, a causa anche delle continue restrizioni che questo tipo di caccia ha subito. Credo sia difficile immaginare di invertire tale tendenza, anche se lo ritengo un peccato perché si tratta di una caccia di tradizione che è molto affascinante.

Voi cacciatori siete spesso nel mirino degli ambientalisti per le vostre posizioni e la vostra attività. È una battaglia d'altri tempi o ancora di attualità?

Ci sono degli ambientalisti ragionevoli che riconoscono che la caccia ha una sua giustificazione. Poi ci sono invece i talebani, accecati dall’ideologia protezionista portata all’estremo che non sono nemmeno disposti ad entrare in materia sul tema caccia. Se con i primi si può discutere, dialogare e confrontarsi, con i secondi, che a mio avviso sono comunque una minoranza, è inutile perdere tempo.

Dopo gli screzi di qualche anno fa come sono oggi i rapporti tra Federazione cacciatori e Dipartimento, in particolare con il ministro Claudio Zali? 

In effetti in passato ci sono stati alcuni screzi, sfociati nella decisione per noi incomprensibile di chiudere la caccia alla pernice bianca. Al di là della questione di merito, sulla quale saremmo stati pronti a discutere, abbiamo percepito questa decisione come una mancanza di rispetto nei nostri confronti soprattutto per le modalità e le tempistiche con cui è stata adottata. Si è trattato di uno strappo che inevitabilmente ha lasciato qualche scoria ma io sono uno che preferisce guardare avanti. Da allora comunque i rapporti si sono stabilizzati e sono improntati alla cordialità. La mia speranza, anche se non sarò più presidente, è che il Capo del Dipartimento cerchi il dialogo con i vertici della Federazione per qualsiasi tema che concerne la caccia: la nostra porta è sempre aperta! Con l’Ufficio caccia e pesca, che rimane il nostro interlocutore principale, i rapporti sono addirittura migliorati e posso davvero dire che in generale, pur nel rispetto dei reciproci ruoli, collaboriamo in modo molto costruttivo alla ricerca di soluzioni condivise e questo modo di lavorare produce ottimi risultati.

Come sono cambiate le regole della caccia in questi anni? In senso più restrittivo o più liberale?

Anche la caccia, come praticamente come tutte le attività umane, ha dovuto fare i conti con una maggiore regolamentazione, a volte giustificata, a volte meno. In questi decenni sono state sviluppate molte conoscenze scientifiche che in parte si riflettono sulle regole di prelievo che vengono stabilite, rendendole magari troppo complesse, per lo meno all’apparenza. Un tema sul quale ad esempio non si possono fare concessioni è quello della sicurezza, perché non dobbiamo dimenticarci che la nostra attività presuppone l’utilizzo di armi. Comunque, penso di poter affermare che in Ticino, a livello di caccia, siamo ancora dei privilegiati, sia dal punto di vista delle possibilità di prelievo che del territorio in cui esercitiamo la nostra passione.

Come sta evolvendo la pratica della caccia?

Non nascondo che sono un po’ preoccupato. Quando ho iniziato io 40 anni or sono, praticamente si cacciava solo il camoscio: una caccia bellissima, fatta di fatica e abilità. Ora le possibilità di prelievo sono aumentate in modo importante, soprattutto con l’avvento di cervi e cinghiali. Una caccia sicuramente meno impegnativa dal punto di vista fisico, dove purtroppo però constato una tendenza a privilegiare il carniere. Questo fenomeno è stato a mio avviso acuito dall’introduzione, per volontà del Cantone, delle cacce supplementari dopo quella alta, dove l’obiettivo si limita alla selezione. Tempo fa avevo ammonito di non considerarci semplicemente come una sorta di “braccio armato” dello Stato e devo purtroppo constatare che si sta andando proprio in questa direzione. Per me personalmente la caccia deve essere e rimanere una passione, una “passionaccia” come la definiva il mio compianto predecessore Marco Mondada (nella foto con lui nel 2011). Perché la caccia non è solo abbattere un animale, ma molto di più.

Il fenomeno dei bracconieri è sotto controllo?

Rispetto al passato sono convinto che la situazione è nettamente migliorata e penso proprio di poter tranquillamente affermare che il fenomeno del bracconaggio è sotto controllo. Poi, che come in tutte le categorie anche fra i cacciatori ci sia qualche pecora nera è inevitabile ma sono casi isolati. Come FCTI abbiamo elaborato un codice etico, che – fra le altre cose - condanna apertamente il bracconaggio.

Caccia e politica: si può dire che i cacciatori sono tendenzialmente 'di destra'? 

Domanda interessante. Io sono da 13 anni a Berna dove abbiamo un Gruppo parlamentare caccia e ho conosciuto solo un deputato socialista cacciatore mentre tutti gli altri provengono dai cosiddetti partiti borghesi e in particolare dal mio partito. Nella base ci sono invece anche alcuni cacciatori che votano a sinistra: ne conosco alcuni del PS mentre non me ne risultano fra i Verdi, a meno che la collega Gysin non cambi idea quando verrà a caccia con me, ma ne dubito. Quindi sì, penso che possiamo tranquillamente affermare che i cacciatori tendenzialmente si collochino al centro-destra. Comunque, la caccia è trasversale alla politica e di regola nell’espressione del voto molti cacciatori tendono a premiare i candidati che condividono la loro stessa passione, indipendentemente dal partito.

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