POLITICA E POTERE
Bernasconi dopo Quarta Repubblica: "Volevano una sentenza". Marchesi: "Caduto come un pollo nella trappola"
L’avvocato: “Il giornalista Cerno ha fatto il burattino”. Il presidente dell'UDC: "In Svizzera nessuno vuole insabbiare nulla. Ma i processi si fanno nei tribunali, non nei talk show"
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Dopo la partecipazione alla trasmissione 'Quarta Repubblica', andata in onda ieri sera su Rete 4, l’avvocato ed ex procuratore pubblico di Lugano Paolo Bernasconi ha affidato le sue riflessioni a un’intervista pubblicata oggi da tio.ch, tornando sul duro confronto televisivo e sulle critiche ricevute in studio.

Bernasconi racconta di aver vissuto serenamente il dopo-trasmissione, ma non nasconde il disagio per l’impostazione del programma. “Quella è una trasmissione a senso unico. Di intrattenimento. Non di informazione”, afferma, spiegando di essersi reso conto fin da subito della direzione che stava prendendo il dibattito.

Alla domanda se si sia pentito di aver accettato l’invito, risponde negativamente, pur puntando il dito contro la conduzione: “Io spero sempre in un giornalismo serio. Il conduttore Nicola Porro però ha lasciato degenerare la trasmissione. Si è passati da un obbligo di spiegazione al pubblico a un clima da tifoseria”.

Bernasconi chiarisce anche il motivo per cui, a un certo punto, ha smesso di intervenire nel dibattito. “Ho capito subito dove volevano andare a parare. Volevano una sentenza da parte mia. Non un commento al loro servizio. Le sentenze le fanno i tribunali”, sottolinea, rivendicando la distinzione dei ruoli tra informazione e giustizia. Dopo quel momento, aggiunge, non gli è stata più data la parola.

Particolarmente duro il giudizio sull’intervento del giornalista Tommaso Cerno, che in studio lo ha attaccato frontalmente. “Cerno voleva fare spettacolo. Ha fatto il burattino. Ha sparato sulla Svizzera in maniera gratuita”, afferma Bernasconi, precisando però che le responsabilità individuali non vanno generalizzate: “Cerno non rappresenta l’Italia. Esattamente come il Municipio di Crans-Montana non rappresenta la Svizzera”.

Sulla polemica è intervenuto anche il presidente dell’Udc ticinese e consigliere nazionale Piero Marchesi, che ha affidato a Facebook una presa di posizione molto critica nei confronti della scelta di Bernasconi di partecipare al talk show italiano. Marchesi scrive: “L’AVV. BERNASCONI CADE COME UN POLLO NELLA TRAPPOLA DEI MEDIA. Davvero non capisco dove stia la sorpresa.
Da tredici giorni in Italia si sta facendo un processo televisivo, invece di lasciare che la magistratura vallesana faccia il suo lavoro: accertare i fatti, individuare responsabilità e far pagare – pesantemente – chi deve pagare per questa tragedia.

In Svizzera nessuno vuole insabbiare nulla. Ma una cosa va detta con chiarezza: i processi si fanno nei tribunali, non nei talk show.

Per questo stupisce che Paolo Bernasconi, forse per ricavarsi il suo minuto di popolarità, si dica sorpreso del trattamento ricevuto. Non è un novellino. Andare in certe trasmissioni, con certi personaggi, significa sapere che si verrà messi alla gogna, perché non vogliono capire né approfondire: vogliono accusare. E il bersaglio è la Svizzera. Da che pulpito poi…

Lo dico per esperienza personale: anch’io ho ricevuto inviti dalla TV italiana, ancora in questi giorni, e ho smesso di andarci. So come funziona.

Spero però che anche i media svizzeri non cadano nel tranello, preferendo la polemica all’informazione — come purtroppo mi pare di vedere che qualcuno stia già facendo.
Anche Bernasconi avrebbe dovuto saperlo.

La scelta migliore era rifiutare. Lasciamoli discutere tra di loro. Non alimentiamo polemiche inutili. La verità non nasce in televisione, ma nelle aule di giustizia”.

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