L'avvocato ed ex procuratore critica la lentezza della giustizia vallesana e la scarsità di informazioni fornite dagli inquirenti. E sgli amministratori di Crans-Montana...

LUGANO - Secondo Paolo Bernasconi, avvocato ed ex procuratore pubblico, oggi docente di diritto penale dell’economia, la tragedia di Crans-Montana solleva interrogativi gravi non solo sulle norme antincendio, ma soprattutto sul sistema dei controlli. A preoccuparlo è in particolare il fatto che, in Vallese, la responsabilità delle ispezioni nei locali pubblici ricada sui Comuni: "Mi chiedo come può un piccolo Comune di montagna come Crans-Montana avere strumenti e personale per controlli così specifici", ha detto al Corriere della Sera.
Secondo Bernasconi, il punto centrale è capire "chi ha concorso a questo concatenamento di fatti che ha portato a questa disgrazia pazzesca". Un esercizio pubblico, ricorda, può operare solo dopo un’autorizzazione comunale e controlli periodici, ma resta da chiarire "con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone". Il contesto locale, aggiunge, non è neutro: "Il paese è piccolo, tutti si conoscono, non vorrei che qualcuno abbia chiuso un occhio".
Nel mirino non finiscono solo le autorità comunali, ma anche il sistema assicurativo. "Una compagnia non assicura un ambiente che non è in regola, perché se succede qualcosa deve pagare - osserva, sottolineando la necessità di verificare se, dopo la stipula della polizza, l’immobile sia stato modificato senza che nessuno se ne accorgesse -. Dai controlli se ne sarebbero dovuti accorgere", afferma, avvertendo che eventuali negligenze potrebbero configurare un concorso nei reati di omicidio, lesioni e incendio.
Molto dura anche la valutazione sull’operato della giustizia in relazione ai gerenti del Constellation. "In questa vicenda la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente", dice l'avvocato, spiegando che, di fronte a "un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti", avrebbe adottato misure straordinarie come l’arresto o i domiciliari: "Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie". A suo avviso esistono basi concrete, dal rischio di fuga a quello di inquinamento probatorio, "soprattutto in una cittadina piccola".
Infine, Bernasconi critica la scarsità di informazioni fornite dagli inquirenti e invoca un’assunzione di responsabilità politica: "In casi come questo, c’è un dovere di trasparenza". Ipotizza "le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza" e chiede un intervento della Confederazione con "un fondo per i risarcimenti delle vittime", in quanto "la polizza del bar non potrà mai coprire i danni".