CRONACA
24 anni, morta nell’inferno di Crans-Montana: identificata la cameriera col casco
È la giovane ripresa nei video virali con lo champagne e i bengala. La famiglia: “Nessuna formazione sulla sicurezza”

CRANS MONTANA (VS) - I suoi video hanno fatto il giro del mondo: la cameriera con il casco del bar “Le Constellation”. Nelle immagini diventate ormai virali la si vede avanzare tra la folla con bottiglie di champagne “decorate” da bengala accesi, seduta sulle spalle di una persona mascherata. Pochi istanti dopo, le scintille arrivano a ridosso del soffitto e in un attimo le fiamme si propagano: è l’inizio della tragedia, che ha causato 40 morti e 116 feriti.

Ora quell’immagine ha un nome: Cyane Panine, 24 anni, francese. La giovane non è sopravvissuta: sarebbe morta nella stessa notte, dopo tentativi di rianimazione risultati vani. A confermare l’identità – scrive il Blick – hanno contribuito testimonianze e fotografie circolate sui social. Il dettaglio più evidente sarebbe la sua lunghissima treccia bionda, visibile dietro al casco.

Secondo quanto riportato, anche i gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, l’avrebbero riconosciuta nelle immagini. Il quotidiano “Tages-Anzeiger” (citato da Blick) parla di verbali d’audizione consultati dalla redazione, dai quali emergerebbe un legame molto stretto tra la 24enne e la coppia.

Nei verbali, Jacques Moretti racconta di aver tentato di rientrare nel bar subito dopo lo scoppio dell’incendio: l’ingresso principale sarebbe stato impraticabile e l’accesso possibile solo da una porta di servizio. Ma quella porta – sempre secondo il suo racconto – risultava chiusa dall’interno, un particolare che, se confermato dall’inchiesta, potrebbe aver avuto conseguenze pesantissime sulle vie di fuga. Dietro quella porta, Moretti afferma di aver trovato più persone a terra, incoscienti. Tra loro anche Cyane. Il gestore sostiene che abbiano provato a rianimarla per oltre un’ora, fino a quando i soccorritori avrebbero detto che era troppo tardi.

Blick riporta anche la posizione dell’avvocata Sophie Haenni, che rappresenta la famiglia: i parenti non vogliono attribuzioni definitive prima della fine dell’inchiesta, ma insistono su un punto: Cyane sarebbe “senza alcun dubbio una vittima”. Secondo la legale, la sua mansione al piano terra era accogliere i clienti e sistemarli ai posti, non fare servizio al tavolo nel seminterrato; sarebbe stata la gerente a chiederle di scendere per dare man forte, vista l’elevata richiesta di bottiglie. Haenni aggiunge che Cyane non sarebbe mai stata informata del rischio legato al rivestimento del soffitto e non avrebbe ricevuto formazione specifica sulla sicurezza. I genitori, citati da Blick, tornano soprattutto sulla questione della porta che non si apriva: “Voleva scappare e aiutare gli altri”, dice il padre, “ma c’era quella porta”. La loro frase più dura chiude il racconto come una sentenza: “Per noi il sole non è sorto nel 2026”.

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