Il Consigliere Nazionale PLR punge Parmelin: "L'esperienza insegna che un atteggiamento eccessivamente accomodante non porta automaticamente a maggiore rispetto"

"Stiamo benissimo senza di lei, signor presidente”. Così titolava in prima pagina il Blick all'indomani del discorso di Donald Trump al WEF di Davos, interpretando l'indignazione di una parte della popolazione svizzera. Si è indignato anche lei?
"Più che indignazione, ho provato delusione. Gli Stati Uniti hanno avuto decine di Presidenti prima di Donald Trump che hanno dimostrato come si possa esercitare un potere enorme, qual è quello americano, senza essere sistematicamente arroganti o irrispettosi. Questo dimostra che non si tratta di una necessità politica, ma di una scelta di stile. In questo senso, l’atteggiamento tenuto a Davos non è stato all’altezza del contesto né del ruolo".
Karin Keller Sutter è stata sbeffeggiata dal presidente USA davanti al mondo intero. Secondo lei il presidente Parmelin avrebbe dovuto prendere posizione in sua difesa? E cosa pensa della criticatissima frase che Parmelin ha rivolto a Trump ("Davos non sarebbe Davos senza di te")?
"In un mondo ideale, una risposta più ferma sarebbe stata comprensibile. Tuttavia, il Consiglio federale deve muoversi in modo pragmatico, tenendo conto delle evidenti asimmetrie di potere e dell’interesse generale del Paese e della sua popolazione. Detto questo, non era necessario spingersi fino all’adulazione con quella frase. La cortesia istituzionale è doverosa, ma senza farsi illusioni: l’esperienza insegna che un atteggiamento eccessivamente accomodante non porta automaticamente a maggiore rispetto o disponibilità".
Nell'ambito dei negoziati sui dazi, Trump si è ricordato più della Rolex che dei nostri rappresentati istituzionali. Un chiaro riferimento al famoso incontro nello studio ovale con gli imprenditori svizzeri che tante polemiche ha suscitato nel nostro Paese. Pensa che questo fatto e l'intervento di Davos, potranno pesare sulla finalizzazione del negoziato in corso con gli Stati Uniti, anche in ottica di una possibile votazione popolare?
"Il riferimento quasi esclusivo alla Rolex è stato riduttivo e non rende giustizia al ruolo politico e diplomatico della Svizzera, anche quando agisce nell’interesse degli Stati Uniti, ad esempio come potenza protettrice in Paesi come l’Iran. Non credo che ciò comprometta direttamente la conclusione tecnica dei negoziati, ma esiste un rischio residuo. In un sistema di democrazia diretta, un clima di provocazioni ripetute può influenzare l’opinione pubblica e diventare un fattore importante in caso di votazione popolare".