POLITICA E POTERE
Disordini alla Pensilina, Valenzano Rossi: "Ognuno faccia la sua parte. Anche la Magistratura"
La responsabile della Sicurezza a Lugano: "La percezione che inevitabilmente si diffonde nella popolazione è quella di autorità deboli con i bulli e severe invece con i cittadini rispettosi delle regole"

di Marco Bazzi

Commercianti ed esercenti che lavorano tra la Pensilina e il Quartiere Maghetti denunciano un degrado della situazione sul fronte del decoro e della sicurezza. Alcuni dicono di sentirsi abbandonati dall’autorità, altri invocano presidi di polizia. Insomma, Lugano sempre meno sicura? Karin Valenzano Rossi, lei in qualità di responsabile del Dicastero sicurezza della Città, che risposta si sente di dare a queste preoccupazioni?

Guardi, comprendo senz’altro le legittime preoccupazioni di chi vive e lavora in quella zona. Sarebbe sbagliato minimizzare. Purtroppo si constata effettivamente una crescente inciviltà da parte di alcuni gruppi di persone, che spesso sfocia in atti di rabbia, atti vandalici e talvolta addirittura in violenza fisica e scontri, come purtroppo è stato il caso il primo agosto, a margine dei festeggiamenti della Festa nazionale, e il primo maggio, a margine del corteo.

Detto questo, Lugano resta una città sicura nel confronto nazionale e internazionale. Ma proprio perché vogliamo preservare questo livello di sicurezza, non possiamo ignorare i segnali di deterioramento del clima urbano in alcuni comparti sensibili.

C’è però anche un altro tema che va affrontato: la sfiducia crescente nel sistema e nelle istituzioni. Troppo spesso commercianti, esercenti e cittadini non chiamano la polizia. In parte per timore di possibili conseguenze personali, in parte perché alcuni hanno perso fiducia nel sistema e ritengono che denunciare sia “fatica per nulla”, convinti che poi non accada nulla ai soggetti violenti o problematici. Questo è un problema serio, perché senza segnalazioni tempestive diventa più difficile intervenire in modo mirato ed efficace e questi atti incresciosi rischiano così di rimanere impuniti.

Come Polizia della Città di Lugano abbiamo comunque già rafforzato il presidio nelle zone a rischio, in particolare durante le serate più sensibili della movida. E proprio il primo maggio, grazie a questa presenza accresciuta, è stato possibile intervenire rapidamente e contenere la situazione. Approfondiremo ora ulteriormente la situazione, per capire se vi siano correttivi o misure aggiuntive da mettere in atto.

Ora però confido che anche la magistratura faccia la propria parte. In presenza di ipotesi di reati penali perseguibili d’ufficio è importante che vi sia il seguito previsto dalla legge, con conseguenze concrete per gli autori. Perché, se determinati comportamenti non vengono sanzionati in modo credibile, il rischio di escalation è concreto. La percezione che inevitabilmente si diffonde nella popolazione è quella di autorità deboli con i bulli e severe invece con i cittadini rispettosi delle regole.

Lo Stato di diritto deve essere equilibrato: garantire diritti, certamente, ma anche far rispettare regole e limiti con coerenza. È questo che i cittadini si aspettano dalle istituzioni. Sicurezza e prevenzione, certo, ma anche indagini e procedimenti penali efficaci che portino a sanzionare chi si comporta oltre i limiti di legge.

Quando la polizia interviene in modo muscoloso o con l’utilizzo della forza, vengono aperti senza indugio procedimenti penali a carico degli agenti per accertare il rispetto o meno del principio di proporzionalità. Ecco, il cittadino si aspetta che non vengano usati due pesi e due misure, ma che anche per gli autori di disordini si proceda con coerenza e altrettanta fermezza.

Secondo alcuni la situazione è peggiorata nell’ultimo anno, da quando sono iniziate le manifestazioni pro Pal, che hanno esacerbato gli animi e innescato violenze tra fazioni “politiche” di sedicenti destra e sinistra. Lei che ne pensa?

Questa accresciuta rabbia e violenza si percepisce da qualche anno. Espressione, forse, di una società che perde vieppiù valori e misura e di una generazione di giovani fragile, condizionata anche dai social. È però vero che il continuo abuso della piazza, con queste manifestazioni non autorizzate reiterate, ha peggiorato notevolmente la situazione, con una crescente parte della popolazione, anche della fascia moderata, sempre meno incline a tollerare e sempre più insofferente. Le tensioni crescono e sfociano poi in violenza tra le frange esagitate ed estreme; ogni pretesto è quello buono, l’ideologia la giustificazione utile.

Non va comunque dimenticato che una crescente fascia della popolazione è confrontata con preoccupazioni serie per un sempre maggiore costo della vita, a fronte di salari reali che invece diminuiscono drammaticamente. Il disagio e la rabbia sociale, amplificati dai social media, non vanno sottovalutati e le istituzioni non riescono a reagire adeguatamente. La politica, invece di litigare e fare polemica o di occuparsi solo di sé stessa, dovrebbe impegnarsi per trovare soluzioni concrete.

Chi sono i protagonisti dei disordini? Come li classificherebbe in base alle risultanze della polizia?

Per quanto riguarda la sera del primo maggio, gli accertamenti sono di competenza della Polizia cantonale e della magistratura, non della Polizia della Città di Lugano. Leggendo però la stampa, sempre molto ben informata, sembrano essere gruppi di persone correlate a fazioni ideologiche contrapposte con collegamenti in tifoserie antagoniste.

Per altre situazioni di violenza, si tratta spesso di giovani problematici, talvolta già noti alle autorità e ripetutamente coinvolti in dinamiche di violenza.

Lei diceva poco fa che il Ministero pubblico deve fare la sua parte. Si aspetta dunque qualcosa di più dalla magistratura?

Perché le leggi vengano rispettate, è necessario che eventuali reati penali vengano perseguiti e sanzionati con pene adeguate, oltre alla condanna al pagamento dei danni per chi danneggia beni pubblici o altrui. Purtroppo, quasi sempre in queste situazioni “chi rompe, NON paga” e questo fa sentire molti liberi di sfogare la propria rabbia e il proprio disagio devastando il mobilio degli esercizi pubblici e lordando spazi pubblici e privati… persino l’APE dell’Oratorio di Don Emanuele.

Se alle azioni non seguono conseguenze, si fa strada il senso di impunità e la legge del più forte, che quasi sempre agisce come un bullo.

Sì, quindi. Penso che si debba fare di più: sia a livello di magistratura sia a livello normativo. Il nostro apparato legislativo per i reati minorili non è più adeguato ai tempi; inoltre mancano le strutture per la presa a carico di questi ragazzi.

Emerge comunque con grande forza anche la necessità, sempre più impellente, di un supporto sociale ed educativo. Questi giovani così arrabbiati e violenti saranno infatti gli adulti di domani. Le premesse sono preoccupanti. Naturalmente non bisogna generalizzare: per fortuna la maggioranza dei giovani non crea alcun problema, è sana e responsabile. Ma si sa: un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce.

Cosa pensa di chi, in ruoli istituzionali, sdogana politicamente la violenza, sia da destra sia da sinistra?

Penso che sia gravissimo. Chi ha un’esposizione pubblica e istituzionale non dovrebbe mai usare toni e un linguaggio violento. Assistiamo a un degrado sconcertante del dibattito politico, fatto di violenza verbale, toni decisamente sopra le righe, denunce e controdenunce, e comportamenti che più in generale fanno passare il messaggio alla cittadinanza che tutto sia lecito. Aggiungiamo i leoni da tastiera, l’odio da social media, e il mix perfetto per far esplodere la violenza è servito.

Forse qualcuno pensa di essere in un videogioco violento: invece è la realtà. D’altronde questa dinamica da bulli è stata sdoganata dai potenti del mondo, che si permettono ormai di calpestare la diplomazia e i codici di comportamento istituzionali che hanno funzionato fino a ora. Ahimè, la Svizzera e il Ticino seguono questa tendenza: la violenza a cui assistiamo è anche figlia di questo degrado. Non posso che reiterare il mio appello a moderare i toni e a ritrovare la giusta misura.
 
 
 

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