Il Consigliere di Stato contesta le accuse: "Gravissimo e ingiusto danno d'immagine. Invito tutti, colleghi compresi, al rispetto reale della presunzione di innocenza"

BELLINZONA – Contesta ogni addebito, difende la propria innocenza e respinge l’ipotesi di lasciare anticipatamente il Consiglio di Stato. Il ministro coinvolto nel procedimento penale per presunti reati contro l’integrità sessuale rompe il silenzio e affida a una lunga presa di posizione la propria ricostruzione della vicenda. Il procedimento, sostiene, sarebbe nato da una segnalazione presentata dalla donna di 52 anni tragicamente annegata a Melide lo scorso 18 agosto. Secondo il consigliere di Stato, si sarebbe trattato di una segnalazione “mendace”, dettata da un profondo risentimento nei suoi confronti.
Di seguito la presa di posizione integrale inviata ai media da Claudio Zali:
"Desidero esprimere le seguenti precisazioni alle informazioni diffuse dai media a seguito dell’apertura nei miei confronti di un procedimento penale per reati contro l’integrità sessuale. Confermo in primo luogo che esso è stato avviato a seguito di una mendace segnalazione della 52enne tragicamente annegata a Melide lo scorso 18 agosto, la quale, animata da profondo risentimento nei miei confronti, aveva già commesso in mio danno il reato di registrazione clandestina di conversazioni, con ciò che ne era seguito. Va poi sottolineato come in questa fattispecie, risalente a parecchi anni fa, essa non abbia segnalato supposti reati commessi nei suoi confronti, ma bensì di una terza persona. E il punto centrale della vicenda risiede proprio nel fatto che la persona indicata come vittima, sentita per ore dagli inquirenti alla presenza del proprio legale, ha smentito le congetture della denunciante e nega dunque che vi siano stati da parte mia comportamenti indebiti nei suoi confronti. A riprova di ciò, essa non si è costituita accusatrice privata, questo significa che ella non intende essere parte del procedimento penale ed anzi se ne disinteressa.
Sentito a mia volta, ho risposto in modo trasparente ad ogni domanda e negato l’esistenza di qualsivoglia comportamento contrario alla legge. In questo procedimento, dunque, non c’è più una denunciante, non c’è mai stata una vittima e l’accusato nega in modo credibile ogni addebito. La situazione è limpida e non posso perciò condividere la decisione del Ministero pubblico di confermare pubblicamente l’esistenza del procedimento prima di abbandonarlo, cedendo alle pressioni di certa stampa. Questa comunicazione stereotipata evoca in modo sterile la presunzione di innocenza e mi provoca inutilmente un gravissimo ed ingiusto danno d’immagine. Questo è fonte di sofferenza per me, per i miei famigliari, per tutte le persone a me vicine e, posso immaginare, anche per la presunta vittima ingiustamente coinvolta nella vicenda.
Ciò crea inoltre pregiudizio alle istituzioni medesime. Nondimeno, con la tranquillità di chi è innocente ribadisco la piena fiducia nell’operato del Ministero pubblico e del nostro sistema giudiziario. Resto dunque in attesa della chiusura nelle prossime settimane di questo infondato procedimento. In queste circostanze, l’evocato ulteriore passo indietro dal mio ruolo di Consigliere di Stato verrebbe inevitabilmente letto da molti come un’ammissione di responsabilità in realtà inesistenti. Rimango quindi al mio posto fino alla data da me stabilita ed invito tutti, anche i miei colleghi, al rispetto reale, e non solo a parole, della presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione federale".