POLITICA E POTERE
14enne alla Farera, Zali rompe il silenzio: "Nessun favore e nessuna ingerenza"
Il consigliere di Stato, intervistato da La Regione, respinge le accuse di ingerenza: “Non ho interferito con la magistratura. La vera questione sono i 28 giorni di un minorenne in un carcere per adulti”
TIPRESS

BELLINZONA – Claudio Zali rompe il silenzio sul caso del 14enne detenuto per quasi un mese alla Farera (vedi articoli correlati) e lo fa in un’intervista rilasciata a La Regione, intervistato dal direttore Daniel Ritzer.

Al centro del caso c’è l’intervento del consigliere di Stato leghista, responsabile politico della Giustizia dopo il cosiddetto “arrocchino”, che si è personalmente interessato alla situazione del giovane, arrivando a indire una riunione nel suo ufficio il 9 giugno.

Una mossa che ha sollevato forti polemiche politiche e istituzionali. C’è chi ha parlato di violazione della separazione dei poteri, mentre sul tavolo sono arrivati diversi atti parlamentari e una richiesta di attivazione dell’Alta vigilanza. Zali, però, respinge le accuse e rivendica il senso del suo intervento.

Il consigliere di Stato conferma a La Regione che la madre del ragazzo è una sua conoscente. La donna lo avrebbe contattato il giorno dell’arresto, il 20 maggio, per informarlo che il figlio era stato fermato.

In un primo momento, racconta Zali, egli avrebbe ritenuto che qualche giorno di detenzione potesse anche avere un effetto di monito sul giovane, pur considerando il carcere giudiziario un luogo non idoneo per un 14enne.

Dopo le preoccupazioni della madre per le condizioni di salute del figlio, Zali ha indetto un incontro con Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia. Una riunione fissata per il 9 giugno alla quale hanno partecipato anche il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini, la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria Teresa Salamone e la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa. “Ho subito chiarito che non era assolutamente mia intenzione interferire nelle decisioni di competenza del potere giudiziaria. Quello che ho fatto, l’avrei fatto e lo rifarei per qualsiasi 14enne in una situazione analoga”.

Tra le dichiarazioni più forti dell’intervista c’è quella relativa al possibile collocamento alternativo del ragazzo. “Ho provocatoriamente dato la mia disponibilità ad accoglierlo a casa mia, non ritenendo adeguata la mancanza di alternative”.

Al quotidiano, Zali non risparmia stoccate alla politica cantonale. “Per la politica, il problema è la mia ingerenza e non i 28 giorni di un 14enne alla Ferera”.

Sul mancato coinvolgimento preventivo del collega Norman Gobbi, tuttora referente politico delle strutture carcerarie, Zali minimizza. A suo avviso, organizzare una riunione con funzionari dell’Amministrazione cantonale per ricevere informazioni su un caso delicato non rappresenta un problema istituzionale. “Ad ogni modo, Gobbi era stato informato dell’incontro previsto”.

Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto personale con la madre del ragazzo. Zali conferma di conoscerla, ma nega che questo abbia influenzato il suo comportamento. A suo dire, quel legame ha avuto un solo effetto: “permettere alla donna di chiedere aiuto in una situazione della quale lui, altrimenti, non sarebbe venuto a conoscenza”.

A colloquio con il direttore Ritzer, Zali si è detto tranquillo anche davanti all’ipotesi di un’attivazione dell’Alta vigilanza o di contestazioni politiche sul suo ruolo e sulla sua eventuale ricandidatura.

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