A Detto tra noi su TeleTicino, il consigliere di Stato torna anche sugli audio dai contenuti violenti diffusi sui social, spiegando quale sia stata la sua reazione quando li ha ascoltati per la prima volta

Norman Gobbi rompe il silenzio e affronta i principali interrogativi sollevati dalla vicenda Claudio Zali. Lo fa a “Detto Tra Noi”, su Teleticino, in un'intervista nella quale il consigliere di Stato leghista ripercorre i passaggi della crisi istituzionale, chiarisce la propria posizione sulle comunicazioni ricevute nel 2021 dalla donna tragicamente deceduta a Melide e racconta il momento in cui è venuta meno la fiducia nei confronti dell'ex collega di Governo.
Il primo nodo riguarda proprio le mail ricevute cinque anni fa dalla 52enne e la decisione di Gobbi di non trasmetterle alla Procura né di avviare ulteriori approfondimenti. Una scelta sulla quale il consigliere di Stato è stato chiamato a fornire spiegazioni, anche alla luce del diverso atteggiamento assunto nella vicenda Hospita.
“Nelle mail che ho ricevuto non si parlava assolutamente di reati sessuali”, precisa Gobbi. “In tutte le comunicazioni che ho ricevuto a inizio e a fine settembre era inoltre detto che già il Ministero pubblico se ne stava occupando. Quindi, a ben ragione, ho tolto le mani da ulteriori approfondimenti”.
Diverso, secondo il ministro leghista, il contesto del caso Hospita: “Non c'era ancora la Procura che se ne stava occupando in quel momento lì. C'erano voci che dicevano di potenziali problemi economici di una ditta in cui nostri esponenti erano coinvolti, quindi, per il buon nome della Lega, me ne sono occupato”.
“La nuova inchiesta penale non ci era stata comunicata: lì è caduta la fiducia”
Gobbi ripercorre anche i giorni che hanno portato alle dimissioni di Zali, ricordando le difficoltà istituzionali e umane vissute all'interno del Consiglio di Stato. E individua il momento decisivo della rottura del rapporto di fiducia con il collega.
“L'aspetto che ha fatto più male a me, e a tutto il Governo, è stato il fatto poi di sapere che una nuova inchiesta penale fosse stata aperta senza che Zali ce lo dicesse: lì è caduta davvero la fiducia”, confida.
Il consigliere di Stato torna anche sugli audio dai contenuti violenti diffusi sui social, spiegando quale sia stata la sua reazione quando li ha ascoltati per la prima volta.
“Non sono cose in cui io mi rispecchio dal punto di vista della violenza: non fanno parte del mio mondo”.
Il caso del 14enne alla Farera: “Le regole non sono state rispettate”
Un altro capitolo dell'intervista riguarda la riunione convocata da Zali per discutere la situazione di un quattordicenne di sua conoscenza detenuto alla Farera. Su questo punto Gobbi riconosce che le regole di comportamento previste per i funzionari pubblici non sono state rispettate.
“Le direttive del codice di comportamento del funzionario dicono che non ci si deve occupare di dossier che interessano parenti, amici o persone con le quali si è in contrasto. Questa dovrebbe essere la regola di comportamento per tutti. In questo caso, lo sappiamo, non è stata seguita”.
Il futuro in Governo: Gobbi vuole cambiare dipartimento
L'intervista affronta anche il futuro politico del consigliere di Stato e la nuova distribuzione dei dipartimenti che seguirà l'ingresso in Governo dell'UDC Piero Marchesi.
Gobbi conferma la propria volontà di cambiare ambito di responsabilità, pur intendendo proseguire il suo impegno nell'Esecutivo cantonale.
“Diciamo che ho la volontà di cambiare pur impegnandomi ancora per questa Repubblica e Cantone”.
Alla domanda se consideri Raffaele De Rosa un avversario nella futura ripartizione dei dipartimenti, Gobbi evita di alimentare la contrapposizione: “Ci sono delle regole che da buon arbitro rispetto”.
Lega e UDC, Gobbi respinge l'idea di una sottomissione
Infine, il consigliere di Stato risponde alle critiche rivolte alla Lega, accusata da alcuni di aver tradito le proprie origini e di aver perso la capacità di rappresentare le preoccupazioni dei ticinesi.
“Mi chiedo dove erano gli altri partiti nella ricerca di soluzioni per ridare potere d'acquisto ai ticinesi. Cioè la Lega si è impegnata in questo, per ridare il potere d'acquisto ai ticinesi. È andata male perché abbiamo avuto problemi interni”.
Gobbi difende anche il progetto di collaborazione con l'UDC, respingendo l'interpretazione secondo cui l'accordo comporterebbe una subordinazione della Lega al partito democentrista.
“Quello che vogliamo è un accordo di collaborazione rafforzata, che non vuol dire una casa unica, ma potrebbe essere anche una casa bifamiliare in cui le due anime convivono”, conclude.