CRONACA
Caso Zali, sanzioni fino alla destituzione per chi non segnala: dodici domande al Governo
Roncelli, Mirante e Albertini chiedono regole più severe per i consiglieri di Stato: termini precisi, segnalazioni tracciabili, pareri giuridici scritti e conseguenze per chi viola i propri obblighi
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BELLINZONA – Quando un consigliere di Stato viene a conoscenza di fatti che potrebbero costituire un reato perseguibile d’ufficio, come deve comportarsi? Entro quanto tempo deve informare la magistratura o il Governo? E cosa accade se non rispetta i propri obblighi? Sono le domande al centro dell’interpellanza presentata da Evaristo Roncelli e sottoscritta da Amalia Mirante e Giovanni Albertini (Avanti con Ticino & Lavoro).  Un atto parlamentare che prende le mosse dal caso Zali, ma che punta ad aprire una riflessione più ampia sulle regole che disciplinano il funzionamento del Consiglio di Stato.

“Le recenti vicende hanno posto interrogativi non soltanto sui singoli fatti, ma anche sull’adeguatezza delle regole che disciplinano il funzionamento del Governo”, scrivono i firmatari. Le domande avrebbero dovuto essere poste durante la discussione generale sugli atti parlamentari relativi alla crisi istituzionale. Vista la decisione del Gran Consiglio di non aprire quel dibattito, Roncelli, Mirante e Albertini hanno deciso di sottoporle separatamente all’Esecutivo.

Le comunicazioni ricevute da Gobbi e Quadri

L’interpellanza richiama le informazioni emerse nelle ultime settimane sulle comunicazioni che una donna, nel 2021, avrebbe inviato al consigliere di Stato Norman Gobbi e al consigliere nazionale Lorenzo Quadri in relazione a Claudio Zali. Gobbi ha sostenuto che quanto ricevuto non contenesse riferimenti a possibili reati sessuali né, a suo giudizio, elementi tali da far ipotizzare reati perseguibili d’ufficio. La donna gli avrebbe inoltre riferito di avere già presentato una denuncia alla magistratura. Anche Quadri ha contestato le ricostruzioni secondo le quali il contenuto della comunicazione avrebbe permesso di concludere che vi fossero fatti penalmente rilevanti non ancora sottoposti all’autorità giudiziaria.

L’interpellanza non intende stabilire quale versione sia corretta. La vicenda pone però, secondo i firmatari, una questione istituzionale precisa: “La procedura prevista quando un membro del Governo riceve una segnalazione è sufficientemente chiara da evitare che, anni dopo, l’adempimento di un obbligo dipenda da ricordi, interpretazioni personali o valutazioni non documentate?”.

Cosa prevede la legge

L’articolo 4 quater della Legge concernente le competenze organizzative del Consiglio di Stato stabilisce che un membro del Governo deve denunciare alle autorità penali oppure segnalare al Collegio i crimini e i delitti perseguibili d’ufficio dei quali viene a conoscenza nell’esercizio della propria funzione. Se la comunicazione viene trasmessa al Consiglio di Stato, l’obbligo di denuncia passa al Governo. Secondo gli interpellanti, la norma non indica però un termine preciso, una forma obbligatoria, un meccanismo di tracciabilità o una procedura da seguire quando il consigliere di Stato non riesce a stabilire con sufficiente certezza se i fatti ricevuti facciano scattare l’obbligo di denuncia.

“Un membro del Governo non è necessariamente un giurista”, osservano. Nei casi dubbi, una valutazione giuridica formalizzata potrebbe proteggere sia l’interesse pubblico sia il singolo consigliere di Stato, evitando che una decisione delicata venga presa senza un riscontro tecnico documentato. Da qui la proposta di coinvolgere i Servizi giuridici del Consiglio di Stato e di valutare l’introduzione di un parere scritto, da elaborare entro un termine breve e conservare agli atti.

Un registro riservato delle segnalazioni

Roncelli, Mirante e Albertini chiedono inoltre se le segnalazioni effettuate dai membri del Governo vengano protocollate. Domandano quindi al Consiglio di Stato se non sia opportuno istituire un registro riservato. Il documento dovrebbe permettere di attestare almeno la data della comunicazione, il nome del membro del Governo che l’ha effettuata, l’avvenuta valutazione giuridica e l’esito della procedura, nel rispetto della protezione dei dati e del segreto istruttorio.

Un altro capitolo riguarda invece il coinvolgimento personale di un consigliere di Stato in un procedimento penale. Gli interpellanti vogliono sapere quando un membro dell’Esecutivo debba informare il Collegio e se sia necessario distinguere tra la convocazione quale persona informata sui fatti, testimone o imputato.

La legislazione prevede già che, per determinati procedimenti relativi a crimini o delitti contrari alla dignità della carica, l’autorità giudiziaria informi l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione. Non risulterebbe però una regola generale che stabilisca quando e come il diretto interessato debba informare gli altri membri del Governo.

Sanzioni fino alla destituzione

L’interpellanza affronta infine il tema delle conseguenze. “Un obbligo privo di conseguenze in caso di violazione rischia di perdere parte della propria efficacia”, scrivono i firmatari. Il Governo viene quindi invitato a valutare un sistema di sanzioni graduato e proporzionato, che tenga conto della gravità della violazione, della sua intenzionalità, dell’eventuale reiterazione e delle conseguenze prodotte.

Tra gli strumenti sottoposti all’Esecutivo figurano l’ammonimento formale, conseguenze pecuniarie o sulla retribuzione e, per i casi più gravi o ripetuti, la possibilità della destituzione dalla carica. Quest’ultima misura dovrebbe essere accompagnata da precise garanzie procedurali e potrebbe essere subordinata a una maggioranza qualificata del Gran Consiglio.

“Il punto non è reagire sull’onda emotiva del singolo caso”, precisano Roncelli, Mirante e Albertini. “È utilizzare quanto accaduto per verificare con serietà le regole esistenti e, dove necessario, migliorarle”. Al Consiglio di Stato viene dunque chiesto se, alla luce delle vicende emerse nel 2026, intenda procedere a una revisione complessiva delle norme, delle direttive e delle prassi relative agli obblighi di segnalazione e informazione dei propri membri.

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