Il 53,93% dice no alla valorizzazione del patrimonio UNESCO sostenuta dal Municipio. Decisivi nel dibattito il ticketing, la futura gestione e la contestata denominazione

La “Fortezza” cade alle urne. I cittadini di Bellinzona hanno bocciato il progetto di valorizzazione del patrimonio UNESCO promosso dal Municipio e approvato lo scorso marzo dal Consiglio comunale.
Il risultato è chiaro: 6’923 no, pari al 53,93%, contro 5’913 sì, il 46,07%. Alle urne hanno partecipato 13’315 cittadini, pari al 47,51% degli aventi diritto. Le schede bianche sono state 405 e quelle nulle 74.
Il verdetto popolare ribalta così la decisione del Legislativo cittadino, che aveva approvato a larga maggioranza il credito di 19,1 milioni di franchi destinato alla valorizzazione dei tre Castelli, della Murata e della cinta muraria.
Contro quella decisione era stato lanciato il referendum, che aveva raccolto 3’738 firme portando il dossier davanti ai cittadini. La campagna si è progressivamente concentrata su alcuni aspetti particolarmente divisivi: l'utilizzo della denominazione “Fortezza di Bellinzona”, il sistema di ticketing previsto per la corte interna di Castelgrande e per la galleria della Murata e la futura gestione attraverso una fondazione di diritto privato.
Il Municipio guidato da Mario Branda aveva difeso con forza il progetto. A pochi giorni dal voto l'Esecutivo era sceso in campo in corpore per contestare quelle che considerava informazioni fuorvianti diffuse durante la campagna. Branda aveva in particolare insistito sul fatto che i Castelli sarebbero rimasti pubblici e non avrebbero cambiato nome, sottolineando che l'oggetto della votazione era il progetto di valorizzazione e non la denominazione del complesso monumentale.
Gli argomenti non sono bastati.
La maggioranza del Municipio esce dunque sconfitta da una votazione nella quale il progetto aveva dalla sua anche una larghissima maggioranza del Consiglio comunale e il sostegno di PLR, Centro e PS, oltre al comitato civico “Facciamoci Belli”. Sul fronte opposto, il risultato premia il variegato schieramento che si era battuto contro il progetto e che comprendeva, fra gli altri, il comitato Il Noce, Partito Comunista, MPS e Avanti con Ticino&Lavoro.
Le prime reazioni dei contrari chiedono ora al Municipio di prendere atto del risultato e ripartire con un progetto diverso. Il Partito Comunista sollecita in particolare una soluzione che tenga maggiormente conto delle sensibilità espresse dalla popolazione e affronti anche il problema dell'accessibilità dei Castelli alle persone con disabilità.
Per il Municipio il risultato rappresenta una battuta d'arresto importante. Non soltanto perché viene bocciato un investimento da oltre 19 milioni, ma perché il progetto era stato costruito e difeso come uno degli elementi centrali della futura valorizzazione del patrimonio UNESCO della capitale.
Ora toccherà all'Esecutivo decidere che cosa salvare del progetto e, soprattutto, da dove ripartire.