Il presidente della Confederazione annuncia le dimissioni per il 31 dicembre:“La salute non c’entra”. Dopo undici anni in Governo si apre la corsa alla successione. L’UDC lo ringrazia e guarda al futuro: “Abbiamo un diritto indiscusso a due seggi"

BERNA – Le indiscrezioni circolavano da tempo, ma ora è ufficiale. Guy Parmelin lascia il Consiglio federale. Il presidente della Confederazione ha annunciato questa mattina a Berna che le sue dimissioni diventeranno effettive il 31 dicembre 2026, chiudendo così con un anno di anticipo la sua esperienza in Governo durata undici anni.
“Ho informato i miei colleghi questa mattina della mia decisione di dimettermi dalle funzioni di consigliere federale”, ha esordito Parmelin davanti ai media. Una decisione maturata durante l’estate e che, ha voluto precisare rispondendo alle domande dei giornalisti, non è legata alle sue condizioni di salute.
“È giunto il momento per me di lasciare il posto a forze fresche in questi tempi di grande incertezza”, ha spiegato. Durante la pausa estiva, ha aggiunto, ha riflettuto a lungo su quale fosse la scelta migliore per il Paese, arrivando progressivamente alla conclusione che il ritiro alla fine dell’anno fosse “la decisione più opportuna”.
Parmelin ha insistito proprio su questo aspetto nel motivare il suo addio: “In tutto ciò che ho intrapreso, ho sempre avuto davanti agli occhi l’interesse generale del Paese”.
Il presidente della Confederazione ha voluto sgombrare il campo anche dalle speculazioni sulle sue condizioni fisiche. “La mia salute non c’entra nulla”, ha risposto a una domanda dalla sala. Un chiarimento significativo, anche perché in precedenza aveva indicato la salute come una delle condizioni per proseguire fino alla fine della legislatura.
La decisione arriva infatti con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. Parmelin era stato rieletto nel dicembre 2023 per la legislatura 2024-2027 e avrebbe quindi potuto restare in Governo fino alla fine del prossimo anno. Nel suo messaggio di congedo Parmelin ha rivolto anche un pensiero alle vittime delle tragedie di Crans-Montana e Kerzers.
Con le sue dimissioni si chiude una lunga stagione politica. Guy Parmelin, UDC vodese, siede in Consiglio federale dal 1° gennaio 2016. Era stato eletto dall’Assemblea federale il 9 dicembre 2015. Nei primi tre anni aveva guidato il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport; dal 2019 è invece a capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Nel 2021 aveva assunto per la prima volta la presidenza della Confederazione, incarico che ricopre nuovamente quest’anno. “Chi mi succederà al mio Dipartimento avrà una solida base per affrontare queste questioni importanti”, ha assicurato Parmelin.
L’UDC: “Un consigliere federale per la Svizzera”
Poco dopo l’annuncio è arrivata la reazione dell’UDC Svizzera, che dice di rammaricarsi molto per la partenza di Parmelin e lo ringrazia per il suo “grande e pluriennale impegno a favore del nostro Paese e della nostra popolazione”.
Il partito traccia un bilancio fortemente positivo degli undici anni del vodese in Governo, ricordando prima il suo lavoro alla guida della Difesa e poi quello al DEFR. In particolare, l’UDC sottolinea il suo impegno per l’apertura di nuovi mercati alle imprese svizzere e per lo sviluppo delle relazioni commerciali internazionali.
Nel comunicato viene messa in evidenza anche la linea tenuta da Parmelin nei rapporti con Bruxelles. L’UDC richiama in particolare la visita del 2021, quando il consigliere federale, secondo la lettura del partito, difese l’autonomia decisionale della Svizzera nei confronti dell’Unione europea. Su questo terreno il comunicato torna anche sulle attuali divergenze politiche relative ai rapporti con l’UE, ribadendo la posizione contraria dell’UDC ai nuovi accordi.
Ma soprattutto il partito guarda già al dopo-Parmelin. L’UDC rivendica il mantenimento dei suoi due seggi in Consiglio federale in virtù della concordanza e annuncia che si presenterà all’elezione suppletiva con un proprio candidato.
Il profilo ricercato viene delineato con chiarezza: dovrà identificarsi con i temi centrali del partito, dall’indipendenza e neutralità della Svizzera alla politica europea e migratoria, dal rafforzamento dell’esercito e della sicurezza interna alla riduzione di imposte, tributi e tasse.
L’UDC guarda anche alla futura distribuzione dei Dipartimenti. Secondo il partito, DFGP e DDPS sono oggi i due Dipartimenti con i problemi più importanti da affrontare, e considera probabile che uno dei due possa rendersi disponibile dopo l’elezione. Per questo la capacità di assumerne eventualmente la guida sarà uno dei criteri nella scelta del candidato.
La macchina per la successione è già partita. Le sezioni cantonali dell’UDC avranno tempo fino alle 12 del 23 ottobre per presentare i propri nomi alla commissione cerca guidata dall’ex consigliere nazionale Caspar Baader. Entro il 13 novembre la commissione dovrebbe formulare la propria proposta alla presidenza del gruppo parlamentare, mentre la scelta definitiva del candidato o dei candidati è prevista per il 20 novembre.
Poi toccherà al Parlamento. Secondo il calendario indicato dall’UDC, l’Assemblea federale plenaria eleggerà il successore di Guy Parmelin mercoledì 9 dicembre.
Parmelin resterà invece in carica fino al 31 dicembre, completando così anche il suo secondo anno da presidente della Confederazione. Dopo undici anni a Palazzo federale, il vodese si prepara dunque all’uscita. E mentre lui spiega di voler lasciare spazio a “nuove energie”, nel suo partito è già cominciata la partita per decidere chi dovrà raccoglierne l’eredità politica.