Avanti con Ticino&Lavoro presenta la squadra per il Consiglio di Stato: con la deputata correranno Valentina Mühleman, Giovanni Albertini, Evaristo Roncelli e Sergio Savoia

LAMONE – Cinque candidati, tre uomini e due donne, con Amalia Mirante alla guida della squadra. Avanti con Ticino&Lavoro ha presentato oggi, sabato 3 ottobre, la propria lista per il Consiglio di Stato, lanciando la corsa alle elezioni cantonali con uno slogan che sintetizza le ambizioni del movimento: «Il coraggio di cambiare».
La presentazione è avvenuta durante il meeting cantonale svoltosi a Lamone dalle 10 alle 12.30, davanti a un centinaio di militanti e ai rappresentanti dei media.
Accanto ad Amalia Mirante, 48 anni, di Lugano, economista e docente universitaria, la cui candidatura era già stata annunciata lo scorso 23 agosto, correranno Valentina Mühleman, 45 anni, di Bellinzona, social media manager e animatrice della campagna referendaria contro il credito per la valorizzazione della «Fortezza» di Bellinzona; Giovanni Albertini, 40 anni, di Lugano, fisioterapista, fondatore e presidente di Ticino&Lavoro e deputato in Gran Consiglio; Evaristo Roncelli, 37 anni, di Sant’Antonino, economista e sindacalista, cofondatore di Avanti e deputato in Gran Consiglio; e Sergio Savoia, 62 anni, di Bellinzona, giornalista, il cui ritorno alla politica attiva era stato annunciato all’inizio di settembre.
Nel suo intervento Mirante ha attaccato duramente l’operato dell’attuale Consiglio di Stato. «Le circostanze impongono una franchezza anche brutale. Questa è la fotografia di un modo di governare che non fa nulla, aspetta che i problemi diventino emergenze, poi si strappa le vesti e getta la spugna».
Al centro delle critiche di Avanti con Ticino&Lavoro ci sono quello che il movimento definisce l’immobilismo dell’Esecutivo di fronte a «scandali e scandaletti» e, soprattutto, la situazione delle finanze cantonali. Secondo le proiezioni richiamate durante il meeting, il disavanzo sarebbe destinato ad avvicinarsi al mezzo miliardo di franchi nell’arco dei prossimi tre anni.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai salari, al costo della vita e ai premi di cassa malati. Il movimento sostiene che le retribuzioni ticinesi siano mediamente inferiori di circa 1’300 franchi al mese rispetto a quelle del resto della Svizzera, riassumendo il problema nella formula: «salari sempre più italiani, costi svizzeri».
A questo quadro, secondo Avanti con Ticino&Lavoro, si aggiungono l’erosione del potere d’acquisto e il peso crescente delle assicurazioni obbligatorie sui bilanci delle famiglie.
«Manca una direzione», ha affermato Mirante. «Manca qualcuno che sappia dove vogliamo andare. Costo della vita. Salari. Premi. Lavoro. Finanze. Sicurezza. Il futuro dei nostri figli. La tenuta del nostro Stato sociale. Sono le preoccupazioni dei ticinesi da anni, e da anni le risposte non arrivano».
Dopo l’esordio alle cantonali del 2023, quando Avanti con Ticino&Lavoro conquistò tre seggi in Gran Consiglio, il movimento alza dunque l’asticella. L’obiettivo dichiarato è eleggere un proprio rappresentante in Consiglio di Stato e contemporaneamente rafforzare la presenza in Parlamento, così da poter «modificare gli equilibri stantii e una concezione della collegialità declinata come omertà di casta».
Il meeting di Lamone è servito anche a mettere in moto la macchina per il Gran Consiglio. Durante la mattinata sono state raccolte una cinquantina di candidature. La lista definitiva, composta da novanta nomi per il Legislativo cantonale, sarà presentata nel mese di novembre.