POLITICA E POTERE
Dumping salariale, Sirica porta due casi in Gran Consiglio: “Offerte da 9 franchi l’ora”
Il deputato socialista interpella il Governo dopo due annunci pubblicati online con salari molto inferiori al minimo legale. Nel mirino controlli, annunci di lavoro e tutela dei disoccupati
TiPress / Alessandro Crinari

BELLINZONA - Due annunci di lavoro pubblicati online con salari nettamente inferiori agli standard legali riaccendono il dibattito sul dumping salariale in Ticino. Con un’interrogazione presentata in Gran Consiglio, il Copresidente del PS Fabrizio Sirica chiede al Consiglio di Stato di chiarire quali controlli vengano effettuati e quali misure intenda adottare per contrastare il fenomeno.

L’atto parlamentare prende spunto da due offerte pubblicate sul portale di annunci Indeed che, secondo Sirica, rappresentano esempi “gravissimi” di dumping salariale. Il primo caso riguarda una posizione di marketing assistant presso un’azienda con sede a Chiasso. L’annuncio prevede una percentuale lavorativa tra l’80 e il 100 per cento con una retribuzione fino a 20 mila franchi l’anno: in altre parole, circa 1’666 franchi lordi al mese o poco più di 9 franchi all’ora. Una cifra ben lontana dai circa 20–20.50 franchi orari previsti dalla legislazione cantonale sul salario minimo per attività analoghe. Un secondo annuncio, relativo a un posto di marketing automation specialist presso una società con sede a Mendrisio, propone invece uno stipendio di 30 mila franchi annui, ossia circa 2’500 franchi lordi al mese. Anche in questo caso la retribuzione risulterebbe nettamente inferiore ai livelli previsti dal salario minimo o dai contratti normali di lavoro applicabili nel settore.

Secondo Sirica, il fatto che offerte di questo tipo possano essere pubblicate apertamente su un sito internet dimostrerebbe che i controlli non sono sufficientemente incisivi. Nonostante il Ticino venga spesso descritto come il Cantone con il maggior numero di verifiche sul mercato del lavoro, osserva il deputato socialista, questi episodi alimentano il dubbio che le sanzioni non abbiano un effetto deterrente sufficiente.

L’interrogazione affronta anche un altro aspetto delicato: le conseguenze per le persone disoccupate. Alcuni beneficiari dell’assicurazione contro la disoccupazione – segnala Sirica – potrebbero essere riluttanti a candidarsi per posti di lavoro con salari molto inferiori a quelli precedenti, temendo che un eventuale rifiuto dell’impiego possa comportare penalità. Si crea così una situazione paradossale: offerte riconducibili a fenomeni di dumping rischiano di mettere in difficoltà proprio chi è alla ricerca di un impiego.

Il contesto politico è quello del recente voto popolare sull’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!”, respinta alle urne ma sostenuta comunque dal 43,83% dei votanti. Per Sirica quel risultato dimostra che una parte importante della popolazione resta preoccupata per il fenomeno.

Da qui il messaggio politico dell’atto parlamentare: anche se l’iniziativa non è passata, il problema del dumping salariale resta aperto. Il deputato chiede quindi al Consiglio di Stato se gli annunci pubblicati online possano costituire un indizio sufficiente per avviare verifiche presso le aziende coinvolte, se vi sia un monitoraggio sistematico delle offerte di lavoro pubblicate in rete e quali strumenti il Governo intenda adottare nei prossimi anni per rafforzare i controlli sul mercato del lavoro.

Tra le domande rivolte all’esecutivo figura anche la possibilità di introdurre misure che impongano o incentivino la pubblicazione del salario negli annunci di lavoro, ad esempio indicando una fascia retributiva o il minimo previsto per la mansione.

In sostanza, conclude Sirica, la votazione popolare non ha chiuso il dossier: la questione del dumping salariale resta concreta e diffusa, e richiede nuove proposte e un’attenzione rinnovata sulla reale applicazione del salario minimo in Ticino.

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