SALUTE E SANITÀ
Sigarette a 11 franchi al pacchetto, Polli esulta: "Finalmente!"
Intervista al presidente dell'associazione non fumatori: "Sono dieci anni che chiediamo questa misura. L’aumento del prezzo del tabacco è un modo incisivo per dissuadere i fumatori"

BERNA - Il prezzo delle sigarette in Svizzera potrebbe toccare presto gli 11 franchi a pacchetto. La modifica della legge sul tabacco è stata inviata ieri in consultazione, la lotta al tabagismo e un aumento delle entrate fiscali sono i motivi per cui, nei prossimi anni, il Consiglio federale intente innalzare il prezzo delle bionde di 2.80 franchi (al momento, le marche più vendute toccano già gli 8.20 franchi). 

Il possibile incremento di prezzo divide i pareri: una misura volta alla lotta al tabagismo o un semplice tentativo di fare cassa? Alberto Polli, presidente dell’Associazione Svizzera non Fumatori ha risposto anche a questo.

Alberto Polli, come presidente della ASN, quale posizione prende rispetto alla recente notizia?
“Sono dieci anni che chiediamo questa misura e finalmente dovrebbe essere attuata. L’aumento del prezzo del tabacco è un modo incisivo per dissuadere i fumatori, se si alza ogni volta di 25 centesimi le persone brontolano e basta. Non bisogna poi dimenticare che nei paesi nordici il pacchetto di sigarette si aggira già sui 10 franchi, al momento possiamo dire di avere dei prezzi medi accessibili”.

L’aumento netto di 2.80 franchi sembra in contrasto con quello graduale adottato negli ultimi anni. Come mai si cambia strategia?
“Alzare i prezzi di 20-25 centesimi ogni volta era una scusa per non aumentarli troppo di colpo, ora abbiamo un ministro della salute che si è preso a cuore la questione. Questa proposta è più efficace di un incremento graduale”.  

Oltre a una misura per combattere il tabagismo, c’è sospetto che questo incremento sia anche un modo per fare cassetta. Cosa ne pensa?
"Il tabacco è sempre stato tassato, quindi, in un certo senso, è sempre stato un modo per “fare cassetta”, ma in questo caso non è così, si accresce l’imposta per prevenzione e per diminuire i danni legati al tabagismo, che ogni anno si aggirano attorno ai alcuni miliardi di franchi circa. Poi, è chiaro che lo Stato ci guadagna, ma lo fa anche tassando la benzina e l’alcool. Un ministro francese diceva del tabagismo “se non possiamo combatterlo, tassiamolo”.

Alcuni specialisti sostengono che la misura porterà a una crescita del contrabbando. Come si pone di fronte a questo pericolo?
"È una scusa, il contrabbando esiste con gli aumenti contenuti, ma c’era già anche quando i prezzi erano bassi. Se ci dovesse essere un incremento del traffico illecito, abbiamo le frontiere: i doganieri controlleranno di più. Non lo ritengo un motivo valido per non attuare l’innalzamento del prezzo, se ci sarà più commercio abusivo, aumenteranno anche le misure per contrastarlo".

Non ci sono altri modi per combattere efficacemente il tabagismo?
"Innanzitutto è dimostrato che a ogni aumento di prezzo corrisponde una diminuzione delle vendite. Se guardiamo soprattutto ai giovani, fumano ancora troppo: 15% nelle scuole medie e 40% nell’età di apprendistato o scuola media superiore. Ci siamo resi conto che queste percentuali sono ancora troppo elevate, ma è anche vero che i giovani sono già sensibilizzati: tutti sanno che il fumo fa male. Bisogna dunque trovare la strategia giusta e le misure che si sono dimostrate più efficaci al momento sono l’innalzamento di prezzo e il restringimento dello spazio per i fumatori. A settembre si attuerà un’ulteriore misura che avrà il suo effetto sugli adolescenti: in Ticino – e in altri Cantoni – non sarà più possibile acquistare sigarette e tabacco sotto i diciotto anni". 

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