SALUTE E SANITÀ
Aviaria e divieto di importazione di pollo e uova dall'Italia: "Nessun pericolo per i consumatori"
Parla il veterinario cantonale all'indomani della decisione di Berna: "Il virus colpisce generalmente solo i volatili. Per le persone il rischio è minimo e tocca solo il personale degli allevamenti.”

BELLINZONA – “Non c’è nessun rischio di contrarre il virus consumando uova, carne o prodotti di origine aviaria perché tramite gli alimenti non ci si contagia in nessun caso. Quindi non c’è alcun pericolo per il consumatore, tutto quello che viene venduto è sicuro.” Lo specifica il veterinario cantonale Tullio Vanzetti che ha fornito qualche spiegazione in più in merito al divieto di importazione di pollame e uova dall’Italia diramato ieri dall’Ufficio federale di veterinaria.

“Il pericolo di contagio sussiste solo per il personale degli allevamenti: un contatto diretto con animali infetti può dare origine a infezioni nelle persone. Ma non tutti sono a rischio, mediamente solo il 50% delle persone è sensibile al virus. In ogni caso sull’uomo il virus è molto blando e si manifesta con delle congiuntiviti o con sintomi respiratori lievi.”

“Esistono molti virus influenzali diversi e generalmente ogni specie animale ha il suo e non c’è molta interferenza tra una specie e l’altra. Questo virus, specifico del pollame e dei volatili in genere, si propaga molto facilmente essendo altamente contagioso e patogeno. Per questo le autorità veterinarie italiane hanno subito predisposto misure molto incisive ordinando il sequestro e la soppressione degli animali delle aziende infettate e vietando lo spostamento da un allevamento all’altro e la macellazione in queste aree. Intervenendo in questo modo si cerca proprio di circoscrivere e spegnere il più rapidamente possibile i focolai. In aggiunta, e si tratta di una misura preventiva automatica in questi casi, la Svizzera e altri paesi hanno ordinato il divieto di importazione di pollame, uova e carne fresca.

“Il divieto quindi si aggiunge alle misure adottate in Italia per avere una maggiore sicurezza all’interno del nostro paese. Ma per quanto riguarda la Svizzera non c’è un pericolo imminente di introduzione della malattia. I casi sono a centinaia di chilometri dal confine: i focolai individuati in Italia al momento sono quattro e si situano nella zona tra Bologna e Ravenna e non abbiamo molti contatti con queste aree.”

Ma per quanto riguarda pollame o prodotti importati prima del divieto, potrebbero esserci rischi? “Le autorità sanitarie del paese dove si verificano i casi di malattia hanno il compito di prendere tutte le misure, anche retroattive, per evitare che la malattia si propaghi. Le autorità italiane quindi nel caso di animali o prodotti usciti dalle zone a rischio sono già andati ad indagare e a verificare se vi siano stati problemi e nessuna misura di questo genere ha toccato la Svizzera.”

Quindi al momento in Svizzera non c’è un pericolo concreto, ma si tratta di misure di precauzione. E per quanto riguarda il monitoraggio della situazione, spiega Vanzetti, “Le autorità doganali hanno il compito di applicare il divieto e controllare che venga rispettato. Mentre per quel che riguarda gli animali già presenti sul territorio, da noi vale in generale il principio dell’autocontrollo: l’allevatore, in questo caso di pollame, deve sempre monitorare giorno per giorno lo stato di salute dei suoi animali. Se dovesse osservare dei casi di malattia, morte o comunque stranezze all’interno dell’allevamento è obbligato a segnalarli al veterinario che poi procede e approfondisce per capire di che malattie si tratta.”

 

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