L'ANALISI - Le opzioni sono: chiudere baracca; puntare sui voli business; continuare così, ma con costi trasparenti

di Marco Bazzi
LUGANO - Sul cielo di Agno, non lo si può negare, le nuvole sono sempre più nere. Il caso della compagnia greca Minoan, che ha bruciato oltre un milione di franchi per garantire sull’arco di soli 5 mesi i collegamenti Lugano-Roma e Lugano-Vienna, ha scatenato una tempesta politica e ha messo in luce la fragilità dello scalo.
Quel milione è andato in conto a Lugano Ariport, cioè alla LASA, la società pubblica che appartiene principalmente alla Città e nella quale anche il Cantone ha una quota. Ed è stato speso senza alcuna autorizzazione preventiva da parte delle autorità politiche, alle quali si chiederà però, in sede di consuntivo, l'avallo postumo.
Oltre al fallimento dell’operazione Minoan, che intendeva rilanciare l’aviazione di linea, c’è il deficit di gestione dell’aeroporto, pari a 700'000 franchi nel 2013, e c’è il debito della compagnia ticinese Darwin, la quale a fine anno ha versato un milione di franchi alla LASA, ma che ha ancora 1,4 milioni di scoperto.
I dirigenti di Darwin hanno assicurato che pagheranno all’aeroporto il dovuto, compresi i costi che hanno ricominciato a generare dal primo gennaio, pari a circa 200'000 franchi al mese. Ma si chiedono anche, legittimamente, perché mai una compagnia greca abbia potuto beneficiare in pochi mesi di aiuti pubblici per oltre un milione di franchi mentre Darwin, che ad Agno opera da 10 anni e ha garantito la sopravvivenza dell’aviazione di linea, non possa ottenere alcun “contributo al traffico aereo”. Insomma: date un milione ai greci e a noi presentate i conti fino all’ultimo franco?
In più, per andare avanti, la LASA dovrà essere ricapitalizzata e Lugano dovrà iniettare nella società altri 4 milioni. Mica è finita: altri 3,5 milioni vengono chiesti, sotto forma di investimento, per realizzare i nuovi hangar.
Alla luce di queste cifre è più che lecito chiedersi, e se lo stanno chiedendo in molti, che cosa fare dell’aeroporto.
Le opzioni sono tre.
La prima è mantenere i voli di linea. Ma se si sceglie questa strada bisogna chiarire anzitutto quanto costa esattamente ogni anno al contribuente, e se è giusto che i luganesi paghino un servizio di cui beneficiano tutti i passeggeri ticinesi. Ci vuole un piano finanziario chiaro, che alla luce dell’esperienza fin qui fatta non è difficile da elaborare. Bisogna dire chiaramente quanto costa mantenere l’aviazione civile e non arrivare a presentare i conti a metà dell’anno successivo. La LASA è una SA, va bene, ma non può nascondere conti e costi dietro la sua forma giuridica, visto che alla fine sono i contribuenti che li pagano. Ci vuole una trasparenza che finora non c’è stata.
La seconda opzione è puntare esclusivamente sui voli business, un’attività che potrebbe trasformare l’aeroporto da un centro di costo a un centro di reddito, continuando tra l’altro a garantire la ricaduta economica sul territorio di uno scalo al servizio di chi in Ticino arriva o dal Ticino parte per concludere affari.
Qualcuno storce il naso pensando a un aeroporto per ricchi. È comprensibile, ma se questa opzione rende invece di creare ogni anno buchi milionari perché non cambiare decisamente rotta?
Questa scelta eviterebbe di mantenere l’attuale costosa struttura aeroportuale, imposta dalle autorità aeronautiche agli scali che operano collegamenti di linea.
Tra l’altro si tratta di un’attività che ad Agno già funziona da anni e che porta diversi milioni nelle casse dell’aeroporto. Tanto che la LASA ha recentemente disdetto il contratto con la società che “opera” i voli business, la E-Aviation di Dario Kessel. L’intenzione dei vertici della LASA è quella di gestire direttamente questa attività. Basta che, alla fine, da centro di reddito i voli business non si trasformino in un altro centro di costo.
A sfavore dei voli di linea (in particolare su Zurigo) giocano tra l’altro anche i futuri collegamenti ferroviari: con Alptransit si potrà raggiungere Kloten in treno da Lugano in circa un’ora e mezza, e la Stabio-Arcisate collegherà direttamente il Ticino con Malpensa.
La terza e ultima opzione è rinunciare completamente all’aeroporto utilizzando in altro modo i terreni che appartengono alla Città (si stima abbiano un valore di circa mezzo miliardo di franchi). Giuliano Bignasca, qualche anno fa, lanciò una provocazione: “Chiudiamo tutto e facciamoci un golf”.
Perché no? Ma quei terreni si potrebbero anche parzialmente vendere, visti i chiari di luna che tormentano Lugano.
La cosa importante, però, è avere un progetto chiaro e non procedere a tentoni. Un’analisi comparata sulle varie opzioni, fatta da persone neutrali e competenti.
Insomma, prima di buttare nell’aeroporto altri 7 milioni e mezzo tra ricapitalizzazione e nuovi hangar è bene che il Municipio pretenda dalla LASA un piano d’azione trasparente e convincente. Questo eviterebbe tra l’altro di innescare guerre tra gli attori privati e pubblici che ruotano attorno allo scalo, cosa che rischia di scatenare altre tempeste. L’aeroporto non deve essere terreno di speculazione economica da parte di nessuno. Ma non deve nemmeno essere gestito in modo personalistico e nebuloso come oggi sta accadendo.