ANALISI
Nascerà una generazione Covid19
Il virus orienterà le scelte strategiche nell'immediato e in futuro. Intanto si registra un rallentamento della curva in Ticino: un dato che dà fiducia ma sarà ancora lunga, lunga, lunga

di Andrea Leoni

Sono passati 12 giorni dai primi provvedimenti seri adottati dal Consiglio di Stato (chiusure di scuole, negozi, ristoranti, eccetera) per fronteggiare la pandemia da Coronavirus. Mentre ne sono passati 7 dal lockdown, con la chiusura di tutte le attività economiche non essenziali (comunicate sabato dal Governo, ma già in vigore da giovedì grazie al ponte imposto di San Giuseppe).

Gli esperti ci hanno detto che per osservare i primi risultati tangibili di queste misure occorrono dai 10 ai 14 giorni. Li stiamo cominciando a intravvedere. Facendo la media della crescita dei primi tre giorni di questa settimana, si osserva un rallentamento. La statistica, va premesso, non è una scienza esatta, le cifre sono ancora molto ballerine, vanno prese con le pinze, ma qualcosina suggeriscono. Lunedì abbiamo avuto dopo un weekend di speranze una brutta sorpresa con un aumento del 24% dei casi positivi, martedì un crollo al 4%, oggi, mercoledì, una nuova impennata (+12%). Quest’ultimo dato equivale, occhio e croce, anche alla media degli ultimi 3 giorni.

Un dato ben diverso se rapportato ai primi tre giorni della settimana scorsa, dove si passava il 20% di media. Va altresì ricordato che, sull’incidenza di questo ore, potrebbe aver avuto ancora un influsso il comportamento dei ticinesi che ci hanno messo qualche giorno, a cavallo del ponte d San Giuseppe, per uniformarsi alle regole, tra assembramenti pubblici e feste private.

Anche gli altri dati - ospedalizzazioni, cure intense, morti - coincidono con quanto avviene a livello internazionale, fatta eccezione per la Lombardia che propone numeri che sballano ogni parametro. Il virus si muove con coerenza anche da noi, tenendo però sempre presente che sul numero dei positivi, incide pesantemente la politica del tampone attuata in ogni singolo Paese, o addirittura regione.

Questo rallentamento, che va salutato con sollievo, propone comunque, ancora oggi, una crescita importante, insostenibile nel medio periodo per il sistema sanitario. Occorre abbassarla ulteriormente. E i prossimi giorni dovrebbero servire proprio a questo. Pensate a un transatlantico: per frenare, dal momento dell’ordine dalla plancia di comando, ha bisogno di tempo e spazio. Non inchioda, rallenta, fino a fermarsi del tutto. Le misure del Governo agiscono nello stesso modo sulla curva epidemiologica. Al resto dobbiamo pensare noi, continuando ad evitare ogni contatto non indispensabile al di fuori del nucleo domestico, ed ogni uscita non strettamente necessaria.

Questo dato ci dà fiducia: sembra che finalmente abbiamo imboccato la strada giusta. Ma è ancora lunga, lunga, lunga. Osservando altre esperienze intorno a noi, questo deve esserci chiaro. Serviranno ancora tanti sforzi e tanta determinazione per raggiungere l’obbiettivo. Si pensi al Lodigiano dove sono in quarantena stretta - prima in zona rossa, oggi con il resto dell’Italia - da un mese e i contagi sono drasticamente crollati. Questo è importante da capire: non dipenderà solo da noi. Il giorno che, lentamente, si potranno allentare le misure restrittive, dovremo comunque tenere conto di ciò che accade a nord e a sud del Ticino. È probabile che la scelta di aprire, potrebbe rivelarsi più complicata e coraggiosa di quella che ha portato alle chiusure.

In molti immaginano quel tempo, che in realtà possiamo solo ipotizzare e non prevedere. Troppi fattori sono ancora sconosciuti. Non sappiamo come staranno i nostri vicini. Non sappiamo se il caldo avrà un impatto. Non sappiamo in quanto tempo avremo una cura efficace o un vaccino. Non sappiamo se il Covid19, e in che forma, potrebbe ripresentarsi con l’autunno. Non sappiamo se, e in che modo, si realizzerà la famigerata immunità di gregge. Non sappiamo come le persone torneranno a relazionarsi tra loro e con le “vecchie” abitudini sociali e i loro luoghi.

Non sappiamo ancora quando ma certamente arriverà un giorno dove troveremo quantomeno un nuovo equilibrio per ricominciare. Le scelte politiche che verranno fatte, saranno tutte segnate da questa terribile esperienza, perché potrebbe accadere di nuovo, anche con virus peggiori. Quelle più immediate: pensiamo all’urgenza di costruire un sistema sanitario che non sia più dipendente dall’estero, oppure alla necessità di un telelavoro che possa essere performante, quindi l'internet delle cose. E quelle più futuribili. Nascerà una generazione Covid: i governanti di domani, che oggi hanno 30 anni, orienteranno le riforme più importanti tenendo ben presente lo shock di questi giorni. O almeno c'è da augurarselo. Tra le domande più affascinanti, sempre legate al futuro prossimo, c’è il nostro rapporto con il cambiamento climatico e con l’economia: torneremo a Greta e ai ritmi forsennati di prima, oppure no?

Infine, vi è un tema legato ai diritti fondamentali. In altri Paesi, anche democratici, i positivi sono mappati e sorvegliati dallo Stato. E sugli smartphone, tramite App, vengono fornite informazioni per monitorare spostamenti e zone sensibili. Anche in Italia si sta ragionando su come eventualmente utilizzare la tecnologia in questo senso, come pure se far capo ai droni per pattugliare il suo pubblico. Sono scelte delicatissime perché, come avviene per le tasse, quando s’introducono poi è difficile tornare indietro. È facile infatti che qualcuno arrivi a dirsi che le App o i droni, funzionano, e allora perché non utilizzarle anche per mappare o censire dell’altro? Speriamo di non doverci ritrovare a valutare queste scelte.

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