SECONDO ME: “La BNS possiede ingenti quantità di capitali esteri, comprati per indebolire il franco. Riserve che potrebbero essere utilizzate per creare un fondo a cui i Cantoni potrebbero attingere per compiere importanti investimenti”

di Raoul Ghisletta*
La Svizzera, rispetto al prodotto interno lordo (650 mia. Fr), presenta un indebitamento del 40% ca., ossia la metà della media dei suoi vicini europei (80% del PIL). La forza economica, la forza finanziaria, la stabilità e la sicurezza in generale della Svizzera tengono elevato il valore del franco.
La Banca Nazionale Svizzera (BNS), dopo aver abbandonato erroneamente il cambio fisso franco/euro a inizio 2015 (decisione che mette in ginocchio sempre più turismo e industria d’esportazione), continua a comperare euro per cercare di indebolire il franco svizzero. Con gli euro la BNS è arrivata ormai a quota 220 miliardi di franchi (su un totale di 530 miliardi di divise). La BNS non possiede solamente riserve di cambio, ma anche circa 100 miliardi di fr di titoli, tra cui azioni in aziende non sempre virtuose, come aziende petrolifere americane, il che suscita perplessità e critiche.
Idee migliori per usare i soldi esteri, detenuti in quantità sempre maggiori dalla Banca Nazionale grazie all’apprezzamento del franco sulle altre monete, sono state avanzate da vari economisti negli ultimi tempi. Tra di esse vi è l’idea di creare un fondo sovrano specializzato, reso autonomo dalla BNS, utilizzando la metà delle valute estere possedute dalla BNS. Un fondo simile a quello della Norvegia, Abu Dhabi, Arabia Saudita o Singapore, che investa con criterio nel futuro del pianeta; nel risanamento ambientale e nella lotta ai cambiamenti climatici ad esempio, e non in base a meri criteri finanziari come accade oggi da parte della Banca Nazionale. È vero che i fondi sovrani della Norvegia e della penisola arabica sono basati sui proventi di materie prime: ma anche la forza economica e monetaria, che si appoggiano su un quadro di stabilità e sicurezza del nostro Paese, sono un valore -rispondono gli economisti favorevoli al fondo sovrano, citando l’esempio di Singapore.
Questo fondo sovrano alimentato dalla Banca Nazionale (o un fondo pubblico parallelo creato da Cantoni e Confederazione, secondo altri economisti) dovrebbe investire anche in infrastrutture moderne nel nostro Paese, che sviluppino un’economia più sostenibile ed infrastrutture innovative. Questo fondo sovrano potrebbe pure prestare a interessi bassi importanti capitali ai Cantoni, che sarebbero fondamentali per investire in modo innovativo: per il Ticino sarebbe interessante ad es. l’intervento del fondo sovrano per acquisire i terreni industriali, in particolare quelli che saranno dismessi a seguito di industrie decotte basate sullo sfruttamento di manodopera a basso costo, che creano poco valore aggiunto e molto inquinamento. La ripresa del controllo pubblico sui terreni industriali dei fondovalle permetterebbe di sviluppare una politica industriale realmente innovativa, in grado di creare posti di lavoro per i nostri giovani qualificati nel settore secondario.
Tuttavia per avanzare in una collaborazione di Cantoni e Confederazione con fondi sovrani pubblici aventi scopo d’investimento, il tabù del freno all’indebitamento inserito nella Costituzione federale e nelle costituzioni cantonali deve essere rivisto. Il freno all’indebitamento, alla luce dell’indebitamento ridotto della Svizzera nel confronto europeo, si rivela sempre più una camicia di forza anacronistica ed inadatta. Una camicia di forza che porterà con sé anche dolorosi tagli alle prestazioni pubbliche ai cittadini, come risulta dai programmi di risparmio della Confederazione e dei Cantoni. Per questo occorre cambiare e decidere una svolta rispetto all’inerzia e al dogmatismo della politica economico-finanziaria svizzera.
*candidato PS al Consiglio nazionale