Secondo Me
04.04.2021 - 09:000

Sirica sui giovani: "Dopo una giornata con loro, provo rabbia, speranza e preoccupazione. Si parli con loro, non di loro"

Il presidente socialista: "Mi rendo conto di quanto la politica sia lontanissima da 'sti ragazzi, vedo quanto basterebbe davvero poco, pochissimo, per fare qualcosa di intelligente e collaborativo"

di Fabrizio Sirica*

Fra il dire e il fare: il racconto di una giornata coi giovani: provo un mix di rabbia, preoccupazione e speranza.

Venerdì ho dedicato una giornata a cercare di capire meglio le esigenze giovanili, perché la politica fatta di atti parlamentari e dichiarazioni prive di legame col territorio, è solo propaganda.

Il primo incontro è stato casuale. Dopo una mattinata di lavoro in pausa pranzo sono andato a correre, mentre tornavo vedo dei ragazzi (11/12 anni ca) giocare nelle porte grandi del campo B di Solduno (un campo più di patate che di calcio). Chiedo loro cosa ne pensano degli spazi per far sport. Mi dicono che volevano fare “una tedesca”, ma le porte piccole sono luchettate in maniera che non possano usarle. C’è un campetto ad Ascona, ma ci sono sempre i grandi...

Alle 16 ho appuntamento a Pregassona, non è facile, sono un po’ teso. Vado ad incontrare l’associazione “insieme contro l’uso dei farmaci a scopo ricreativo”, creata da una famiglia che l’estate scorsa ha perso il figlio appena maggiorenne a causa di un mix letale di farmaci e alcol. Mi raccontano un mondo che in parte non conosco, il loro calvario anche istituzionale, le loro proposte. L’incontro è molto costruttivo. Ci lavoreremo!

Alle 18.45 sono a Bellinzona, ceno con l’utente che seguo come educatore. Ha 15 anni e non c’è uno spazio in tutto il Ticino che possa accoglierlo. Dopo un lungo calvario istituzionale ora è collocato... in una stanza d'albergo! Una cosa inaccettabile, indegna di uno stato come il nostro. Va detto che i servizi cantonali hanno fatto più del massimo, il problema è politico: mancano strutture adeguate per la presa a carico terapeutica dei minori più in difficoltà. Lo dirò finché avrò voce.

Alle 21.30 mi trovo a Locarno, alle rovine del Castello, con un gruppo di ragazzi e ragazze sui 18/20 anni. Voglio sentire cosa ne pensano della politica giovanile della città, cosa provano quando vengono “sfrattati” dallo spazio pubblico pur non facendo nulla di male, quali necessità, quali idee, quali bisogni hanno. La voce gira e sono molti i giovani che vogliono dire la loro, c’è una voglia di esprimersi e partecipare incredibile, bellissima, spontanea. Decidiamo di fare dei video “testimonianza” che pubblicherò nei prossimi giorni.

Vedo vita, energia, voglia di protagonismo, educazione. Parliamo anche della sporcizia. È vero, ieri mattina Locarno si è svegliata con molte bottiglie vuote lasciate sui muretti. Ma d’altro canto non si è nemmeno pensato di mettere qualche cestino o dei bagni pubblici in più. Mi rendo conto di quanto la politica sia lontanissima da 'sti ragazzi, vedo quanto basterebbe davvero poco, pochissimo, per fare qualcosa di intelligente e collaborativo, come non chiedere a chiave delle porte o mettere due cestini in più.

Li vedo ballare per la strada, sedersi in cerchio per terra e parlare del clima, di Telegram che è meglio di Whatsapp, mi contagiano di energia pura dalla loro vita. Mi viene in mente la commissione della legislazione che li descrive come “teppaglia”, che descrive le zone in cui sono cresciuto anche io come il Letten.E  mi inc---o.

Ho dovuto aspettare qualche ora prima di scrivere, rimettere a posto le idee di una giornata vissuta intensamente, all’ascolto. Mi rendo conto di aver toccato molti temi, anche forti, con poco approfondimento. Avremo modo di farlo, caso per caso porterò proposte concertate con chi vive i problemi sulla sua pelle. Il messaggio qui vuole essere uno: politica, non parlare dei giovani, parla coi giovani. 

*presidente PS

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