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16.12.2022 - 18:040
Aggiornamento: 18:58

Andrea Togni: "La Chiesa ticinese e il Vescovo che vorrei..."

"Oltre ad essere papà e marito, sono imprenditore e manager: apprezzo colui che esterna la propria fatica e, se caso, retrocede da una funzione"

di Andrea Togni *

Oltre ad essere papà e marito, sono imprenditore e manager: apprezzo colui che esterna la propria fatica e, se caso, retrocede da una funzione, lasciando campo al nuovo. Il chiedere aiuto è un atto di amore nei confronti dell’organizzazione a cui si appartiene e nei confronti di colui a cui si è chiesto sostegno, la mano a cui aggrapparsi. La responsabilità di una carica implica la capacità di ‘saper rispondere’ e, quando sopraggiunge la stanchezza, le dimissioni sono a loro volta una forma forte di comunicazione, un’opportunità di confronto e possibilità di cambiamento.

“Lo sforzo e la continua tensione, che mi poneva il ruolo di vescovo, mi ha portato sempre più lontano da ciò che sono. Non riesco più a immaginarmi nella posizione che ho cercato con tutto il cuore di fare mia. Non riesco più a interpretare il ruolo di vescovo di Lugano.” con queste parole Mons. Lazzeri ha motivato le sue dimissioni.

Sono culturalmente cristiano, poi di fede cattolica, ma ammetto che, dalla partenza di Mons. Corecco, ho fatto fatica ad allinearmi alla traiettoria della nostra Diocesi, che è l’anello aggregante delle parrocchie, a loro volta l’elemento primo della Chiesa e cellula di congiunzione tra Roma ed il Fedele. Auspico una Guida che sappia parlare un linguaggio semplice, immediato, concreto, che rappresenti un cristianesimo moderno e contemporaneo, che possa andare oltre i dogmi ed essere nella vita di tutti i giorni, non idealizzato la domenica in chiesa.

Auspico una Chiesa, che non si arroghi il diritto di essere la depositaria della morale, ma che sappia stimolare e risvegliare la spiritualità dell’essere. Don Giussani ricordava come, nel vangelo di Giovanni, Cristo disse “Simone, mi ami tu?”, non “Non peccare, non tradire, non …”. Nelle Sacre Scritture, Cristo rappresenta la spiritualità che si manifesta attraverso il visibile, il concreto dei gesti, dell’amicizia di una comunità di valori e di cultura. È innanzitutto uomo, prima che figlio di Dio, attorniatosi di persone mosse dal piacere di camminare assieme. Non ha ordinato loro cosa fare, ma con il suo agire ha fatto capire che la fede può permeare ogni cosa del quotidiano.

In Ticino ci sono dei parroci giovani, presenti con piglio e personalità. Pastori di uomini che, con il loro operare, hanno saputo fare ciò che fu fatto duemila anni fa: originare il desiderio di Comunità. Forse non sono gli unici, forse non vorrebbero nemmeno essere citati, ma mi permetto riportare due nomi che mi hanno colpito con il loro modo di veicolare la Parola: Don Marco Notari, vicino agli adolescenti e agli scout, oppure Don Emanuele Di Marco con l’Oratorio e l’Ape del Cuore a Lugano, tangibilmente vicino ai giovani ed ai bisognosi. Questi due sacerdoti sanno esprimersi con gesti che fanno sperare come il cambiamento sia possibile: è tempo per un nuovo Vescovo, che sappia stare ed essere tra le persone e parlar loro in maniera comprensibile ed attraente.

* CEO & Partner BCO Group / Candidato al Gran Consiglio, PLR Lugano

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