SECONDO ME
Sirica: "Ho ascoltato Quadri e ho pensato: pazzesco"
Il co-presidente del PS torna sull'ultima puntata di Matrioska: "Davvero, di fronte a una catastrofe umanitaria di Gaza, la sua priorità è puntare il dito contro alcuni manifestanti?"

di Fabrizio Sirica*

Nel corso di un recente dibattito televisivo (Matrioska-TeleTicino, ndr.) con Lorenzo Quadri, a un certo punto l’ho sentito dire: «Fino a che punto si pensa di tollerare, di stare a guardare, di giustificare con argomentazioni più o meno speciose?».

Chiunque, ascoltando, avrebbe pensato al dramma che segna la nostra epoca: il genocidio in corso a Gaza. E invece no. Quadri non si riferiva alle distruzioni, alle stragi di civili senza via di fuga, ai bambini che muoiono di fame sotto assedio. Con quelle parole parlava delle cosiddette “violenze della sinistra in Svizzera”. Ho pensato: pazzesco. Davvero, di fronte a una catastrofe umanitaria senza precedenti, la sua priorità è puntare il dito contro alcuni manifestanti?

In televisione ho ricordato uno degli aspetti più atroci. Leggendo il rapporto di Emergency, qualche giorno fa, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Ho un figlio di sette mesi: darei la vita per lui. E sapere che a Gaza da anni i neonati muoiono di malnutrizione perché persino il latte in polvere e gli alimenti di base vengono bloccati, mi ha sconvolto. È una strategia disumana, mirata a colpire anche i più piccoli: un atto che rientra a pieno titolo in una logica genocida.

Non posso tacere di fronte a chi, come Quadri, in Parlamento ha votato contro le mozioni che chiedevano la sospensione della cooperazione militare con Israele e l’introduzione di sanzioni economiche. Chi respinge simili atti parlamentari non è neutrale: si assume una responsabilità precisa.

Ugualmente indegno è stato sentire il consigliere federale Parmelin giustificare il rifiuto con la necessità di “ponderare diversi interessi” – intendendo quelli economici e giuridici della Svizzera. No: di fronte a una tragedia di queste dimensioni, nessun calcolo economico può essere giustificato. O ancora il consigliere Cassis, rimbalzare ogni responsabilità dicendo che c’è un solo paese che può fare qualcosa, dismettendo quei panni che invece dovrebbero essere indossati dalla Svizzera, depositaria della convenzione di Ginevra. E ci si può legittimamente domandare se anche Quadri, membro del gruppo parlamentare “Svizzera–Israele”, non ragioni in questi termini: più in funzione di interessi che di morale. Io, al contrario, non ho altro metro di giudizio che la coscienza.

Ed è proprio la coscienza a impormi di smascherare una strategia chiara della destra, resa palese in questi giorni a livello locale e internazionale: prendere gli eccessi di pochi, gonfiarli a dismisura e usarli come alibi per screditare interi movimenti sociali, così da distogliere lo sguardo dalle proprie responsabilità. Con la sua goffa uscita, Quadri ha tolto la maschera: il vero obiettivo non è il merito, ma cambiare il tema della discussione. Non glielo permetterò.

Non sarà certo la minaccia di una denuncia – già ventilata in passato dalla lobby ticinese “Svizzera–Israele” – a farmi arretrare. Continuerò a stare dalla parte dei manifestanti, del popolo palestinese e contro un governo israeliano che viola sistematicamente il diritto internazionale. Continuerò a sforzarmi di guardare in faccia la realtà, anche se fa un male atroce: pensare a quei figli palestinesi come se fossero i miei. Perché sono convinto che sia non solo utile, ma un preciso dovere civile cercare di influenzare un’ignava politica federale ad assumersi finalmente le proprie responsabilità. Sabato sarò ancora in piazza. Invito chiunque non voglia più tollerare questa barbarie ad esserci. «Fino a che punto si pensa di tollerare?». Per me, quel punto è stato superato da un pezzo.

*co-presidente PS

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