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Dazi USA, Amalia Mirante: “Quando la politica si incarta, ci pensano gli imprenditori”
Sono stati gli industriali svizzeri, con numeri alla mano e investimenti per 200 miliardi di dollari negli Stati Uniti, a sbloccare l’intesa che riduce i dazi dal 39 al 15%: una tregua per l’export elvetico, mentre il superfranco resta un rischio
TiPress / Pablo Gianinazzi

di Amalia Mirante *

da "economiaconamalia.com"

Il 14 novembre 2025 arriva finalmente un po’ di calma nei rapporti tra Stati Uniti e Svizzera. Dopo mesi di nervosismo sui dazi, le due parti hanno trovato un accordo: Washington taglia i dazi sulle esportazioni svizzere dal 39% al 15%. Una sforbiciata che non risolve tutto, ma riporta un po’ d’ordine in una relazione che negli ultimi tempi era diventata tesa.

Ovviamente l’accordo non è piovuto dal cielo. La Svizzera ha accettato di togliere i dazi su alcuni prodotti americani e di introdurre quote preferenziali su carne di manzo, bisonte e pollame. Uno scambio abbastanza classico: continuare a commerciare proteggendo settori “delicati” dei due paesi.

A conferma che serviva muoversi in fretta, proprio ieri Swissmem ha reso noto un nuovo calo nelle esportazioni dell’industria tecnologica, con metalli e meccanica sotto pressione. Un messaggio abbastanza chiaro: il settore non aveva più margine per aspettare.

E qui va detto chiaramente: l’accordo non è merito solo delle diplomazie. Il 5 novembre diversi imprenditori svizzeri, quelli che negli USA investono, esportano e rischiano in prima persona, sono andati a trattare sul posto. Hanno spiegato cosa stava succedendo alle aziende, ai lavoratori e alle catene di fornitura. Hanno portato numeri e casi concreti, e hanno dato una spinta decisiva al negoziato. Non è la prima volta che il settore privato aggiusta dove la politica tentenna.

Sul fronte degli investimenti c’è poi un impegno importante: circa 200 miliardi di dollari (160 miliardi CHF) di aziende private negli Stati Uniti entro il 2028, con focus su innovazione, tecnologia e formazione. Non è solo una cifra scenografica. È il segnale di due economie (anche se con potere diverso) che sanno di essere più forti se collaborano.

Risultato: per le imprese svizzere si apre una fase un po’ più stabile e un po’ meno costosa. Buona notizia. Ma servirà attenzione, perché il contesto globale resta turbolento, con tensioni economiche e geopolitiche che rendono il franco svizzero ancora più forte.

E questo, se troppo forte, diventa l’ennesimo problema per l’industria di esportazione.

 

* Deputata Avanti con Ticino e lavoro

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