SECONDO ME
Pausini e l'Inno strapazzato: Mameli se n'è andato e non ritorna più
Elisa Garfagna: "Se il risultato doveva essere solenne, l’unico sentimento che è rimasto è l’imbarazzo per aver visto un pilastro dell’identità nazionale ridotto a una b-side scartata da un album del 1994"

di Elisa Garfagna *

È ufficiale: a Laura Pausini non bastava aver conquistato i palazzetti di mezzo mondo, doveva anche riuscire nell’impresa impossibile di trasformare Goffredo Mameli in un adolescente in crisi sentimentale.

Quello che doveva essere il momento solenne di apertura delle Olimpiadi si è trasformato in un esperimento estetico agghiacciante, dove l’Inno d’Italia è stato letteralmente tritato e digerito dal solito, stucchevole “marchio di fabbrica” della popstar romagnola.

Non è stata una performance, è stato un sequestro di persona musicale. Cambiare tonalità, dilatare i tempi e iniettare melassa pop in una marcia risorgimentale non è “dare il proprio tocco”, è non aver capito assolutamente nulla del contesto.

La Pausini ha approcciato l’Inno nazionale con la stessa profondità con cui si canta una cover di bassa lega in un talent show, distruggendo la “quadratura” solenne del brano per far spazio a fioriture vocali fuori luogo e a quel tono inutilmente enfatico, a metà tra un cartone Disney e un melodramma da autogrill.

Il fallimento è totale perché riflette un egocentrismo artistico senza freni: l’incapacità cronica di fare un passo indietro per lasciar parlare il simbolo. Non abbiamo celebrato l’Italia, abbiamo celebrato il culto della personalità di un’artista che ormai pensa di poter “pausinizzare” qualunque cosa, incurante del fatto che la storia non ha bisogno di vibrati forzati o di arrangiamenti strappalacrime.

Se il risultato doveva essere solenne, l’unico sentimento che è rimasto è l’imbarazzo per aver visto un pilastro dell’identità nazionale ridotto a una b-side scartata da un album del 1994.

Cara Laura, per i virtuosismi da stadio c’è il tour; per l’Inno serviva dignità, ma quella non si compra con i Grammy.

* esperta in comunicazione

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