SECONDO ME
Regazzi: "Tassazione individuale: risposta sbagliata a un problema reale"
"Dietro uno slogan accattivante, si cela una costruzione complessa, costosa e profondamente sbilanciata

di Fabio Regazzi*

In Svizzera siamo abituati a riforme fiscali prudenti, discusse a lungo e fondate sul consenso. Per questo la proposta di introdurre l’imposizione individuale, che vorrebbe eliminare la penalizzazione fiscale del matrimonio, appare come un’anomalia preoccupante: non un semplice adeguamento tecnico, ma un cambiamento radicale di sistema imposto dall’alto, che rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.

La legge federale sull’imposizione individuale viene presentata come una riforma di giustizia fiscale. In realtà, dietro uno slogan accattivante, si cela una costruzione complessa, costosa e profondamente sbilanciata. Non da ultimo, è una riforma che intacca uno dei pilastri del nostro Paese: il federalismo.

Non è un caso se, per la seconda volta nella storia della Confederazione, i Cantoni hanno deciso di lanciare un referendum cantonale. È un evento rarissimo, che dovrebbe far riflettere anche i sostenitori più convinti dell’imposizione individuale. Quando i Cantoni – che conoscono meglio di chiunque altro la realtà fiscale, sociale e amministrativa – si mobilitano in modo così compatto, non lo fanno per ideologia, ma perché intravedono criticità concrete. Il rischio è evidente: l’imposizione individuale impone un modello unico, costringendo i Cantoni a rivedere in profondità legislazioni fiscali, sistemi informatici, deduzioni, tariffe e persino meccanismi legati a borse di studio, premi di cassa malati o sostegni alle famiglie.

Ed è qui il paradosso: i Cantoni questo problema lo hanno già risolto. Da decenni applicano soluzioni pragmatiche – sistemi di splitting o adeguamenti delle aliquote – che eliminano la penalizzazione del matrimonio senza nuove distorsioni, senza burocrazia aggiuntiva e nel rispetto dell’autonomia cantonale. Perché allora imporre una riforma centralizzata? La risposta è politica, non tecnica. L’imposizione individuale nasce da un compromesso fragile, sostenuto da un’alleanza contro natura tra PLR e sinistra. Il risultato è una riforma che promette equità ma produce una forte redistribuzione a scapito del ceto medio, accompagnata da un aumento massiccio della burocrazia: 1,7 milioni di dichiarazioni fiscali in più all’anno, nuovi funzionari e investimenti informatici per decine di milioni. Un costo che qualcuno dovrà pagare.

C’è poi un aspetto che dovrebbe preoccupare anche chi si definisce liberale. Un sistema fiscale liberale non giudica le scelte di vita né penalizza chi decide di ridurre temporaneamente l’attività lavorativa per occuparsi dei figli o formarsi. L’imposizione individuale fa l’opposto: favorisce un solo modello di famiglia, con due redditi simili e costanti, rendendo più onerose tutte le altre scelte. Questa non è libertà. È ingegneria sociale.

Per questo l’8 marzo non ho dubbi: no all’imposizione individuale. Sì a un sistema fiscale equo, liberale e rispettoso dei Cantoni.

*Consigliere agli Stati Il Centro

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