"Ed è forse questa la questione più ampia che oggi attraversa il Ticino: non soltanto se una decisione sia conforme alla legge, ma se siano comprensibili i criteri con cui viene presa"

di Roberto Caruso *
Nella puntata di Falò del 6 ottobre, La storia di Sabrina, il procuratore generale Andrea Pagani risponde a una domanda: la posizione della persona coinvolta aveva avuto un peso nel suo operato?
La risposta è netta: nel merito no, nella forma sì.
Pagani spiega che una denuncia di quel genere, normalmente, sarebbe stata affidata alla Polizia cantonale, mentre in quel caso venne trattata direttamente dal Ministero pubblico.
La legge è uguale per tutti? Sì, ma.
Il Codice di procedura penale permette al Ministero pubblico di occuparsi direttamente di un procedimento. Dunque, nulla di illegittimo in sé.
Ma è proprio in quell’“in sé” che si apre lo spazio delle domande e dei dubbi.
Una cosa è ciò che la legge permette. Un’altra è capire perché, tra le possibilità previste, in quel caso ne sia stata scelta una diversa da quella normalmente seguita.
Da qui nasce una domanda: se normalmente una denuncia di quel tipo viene affidata alla Polizia cantonale, quale criterio ha giustificato, in quel caso concreto, una scelta diversa?
Porla non significa ipotizzare un trattamento di favore, né sostenere che sia stata commessa un’irregolarità.
Significa guardare là dove, spesso, si gioca la fiducia: non solo nelle decisioni, ma nei criteri che le rendono comprensibili.
Il 29 luglio 2026 Marina Carobbio Guscetti, parlando a nome del Governo, definì la situazione cantonale «molto delicata». Aggiunse che l’obiettivo del Consiglio di Stato era proteggere le istituzioni, ristabilirne la credibilità e recuperare la fiducia dei cittadini.
È in questo contesto che la risposta del procuratore generale assume un peso che va oltre il singolo episodio.
È normale che chi applica la legge disponga di margini di scelta. Anche la posizione della persona può essere rilevante. Ma deve essere comprensibile perché, e in base a quale principio, lo diventa.
Altrimenti il margine, da spazio legittimo di decisione, rischia di apparire come una zona grigia.
Sapere che una decisione poteva essere presa è una cosa. Capire perché sia stata presa proprio quella è un’altra.
L’indipendenza di un’istituzione si misura anche nella chiarezza dei criteri con cui prende le proprie decisioni.
Ed è forse questa la questione più ampia che oggi attraversa il Ticino: non soltanto se una decisione sia conforme alla legge, ma se siano comprensibili i criteri con cui viene presa.
La fiducia, però, non è un credo. È una relazione. E senza scomodare troppo San Tommaso, qualche elemento concreto da vedere prima di credere sarebbe più che gradito.
* docente