"Dire che "tutti devono fare la loro parte" è condivisibile. Governare, però, significa decidere da dove iniziare. E in questo caso si è scelto di partire da chi è più esposto..."

di Roberto Caruso *
Il botta e risposta tra Andrea Manna e Raffaele De Rosa sulla partecipazione dei pazienti ai costi delle cure a domicilio ha riportato al centro una questione tanto concreta quanto delicata: chi deve pagare il contenimento della spesa sanitaria. Da una parte ci sono ventimila firme raccolte in pochi giorni contro la misura, un segnale politico e sociale difficilmente ignorabile. Dall’altra c’è la risposta del direttore del Dipartimento sanità e socialità, che invita a guardare oltre il singolo provvedimento e descrive un sistema segnato da costi crescenti, vincoli e sprechi.
È in questo contesto che De Rosa propone la sua immagine: i ticinesi come un banco di sardine, preda di interessi molteplici. Un’immagine efficace, forse, ma fuorviante. Perché in quel banco lui non c’è. Le sardine sono i cittadini che pagano premi sempre più alti e che ora, con la partecipazione ai costi delle cure a domicilio, sono chiamati ancora una volta a mettere mano al portafoglio. Eppure, nel racconto del consigliere di Stato, restano una massa indistinta, osservata dall’esterno: un banco che subisce, mentre altri decidono.
Qui sta il punto. Viene quasi da pensare a una fattoria dei pesci. O, per restare ai classici, alla Fattoria degli animali: tutti uguali, ma qualcuno più degli altri. Perché è vero che la sanità è un sistema complesso, pieno di contraddizioni, vincoli e sprechi. È vero che qualcuno deve pagare. Ma allora la domanda diventa inevitabile: perché si comincia sempre dalle sardine? Se il sistema è un "secchio pieno di buchi", metafora che suggerisce come non tutto sia inevitabile, viene spontaneo chiedersi perché si continui a versare acqua invece di chiudere, con decisione, quei buchi.
Il sistema sanitario, del resto, non è popolato soltanto da sardine. Ci sono attori con ruoli e pesi molto diversi: chi decide, chi regola, chi fornisce prestazioni, chi fattura, chi beneficia di meccanismi che nel tempo hanno contribuito a far lievitare i costi. Metterli tutti sullo stesso piano, come suggerisce la metafora, rischia dunque di essere ingannevole. Perché se è vero che il sistema è complesso, è altrettanto vero che non tutti contribuiscono allo stesso modo ai suoi squilibri. E non tutti hanno lo stesso margine, né lo stesso peso, per ridurli. Quando si tratta di contenere i costi, questa differenza conta.
Anche tra i cittadini esistono comportamenti opportunistici. Ma il punto non sembra essere questo. Dire che "tutti devono fare la loro parte" è condivisibile. Governare, però, significa decidere da dove iniziare. E in questo caso si è scelto di partire da chi è più esposto. Soprattutto, resta una domanda: perché chi governa si colloca fuori dalla metafora? In quale pesce si riconosce De Rosa? Perché le sardine non sono soltanto utenti del sistema sanitario. Sono anche elettori. Sono quelle ventimila persone che in pochi giorni hanno firmato una petizione. Non un dettaglio, non un incidente, ma un segnale politico chiaro.
In democrazia, chi sta al timone non fa parte del banco, ma appartiene allo stesso mare. Non ne condivide necessariamente il peso. Anche ammesso che il capitano navighi senza timone, resta il fatto che ha scelto verso chi dirigere la nave. Rotta di collisione? Se i ticinesi sono sardine, allora vale la pena dirlo fino in fondo: sono anche quelli che decidono chi tiene il timone. E, se necessario, chi deve scendere.
* docente