LISCIO E MACCHIATO
Crans-Montana e i "processi" alla Svizzera. Ferragni assolta: "Ora rinasco"
A Liscio e Macchiato parliamo delle novità e degli editoriali sulla tragedia di Capodanno e dell'intervista dell'influencer al Corriere della Sera
DA INSTAGRAM DI FERRAGNI

Apriamo Liscio e Macchiato di oggi, giovedì 15 gennaio - https://www.youtube.com/watch?v=Y-5Hx7QbqoI -con il commento della Neue Zürcher Zeitung su Crans-Montana. Lo scetticismo dell’Italia nei confronti delle autorità vallesane è “comprensibile”, scrive il quotidiano svizzero-tedesco: dopo il devastante incendio di Capodanno sarebbero infatti emersi errori gravi a livello comunale e cantonale, ma anche interrogativi sul modo in cui la Procura ha gestito le prime fasi dell’inchiesta. La Svizzera, avverte l’editorialista, deve prepararsi a conseguenze pesanti, sul piano dell’immagine e della credibilità, e soprattutto sul terreno della fiducia: quella che si perde in un attimo e si ricostruisce in anni.

Sempre alla tragedia di Crans-Montana sono dedicati gli editoriali del Corriere del Ticino e de laRegione. Partiamo dal pezzo firmato da Gianni Righinetti, che mette a fuoco il processo mediatico in corso e la decisione del Consiglio federale di stanziare un fondo di primo aiuto per le famiglie delle vittime del rogo, comprese quelle dei sopravvissuti. Il titolo è eloquente: “La Svizzera che tende sempre una mano”. Righinetti auspica un Paese più rigoroso e più cosciente, capace di imparare dagli errori e di correggere le falle. Ma invita anche a non confondere la necessaria assunzione di responsabilità con l’autolesionismo: imparare non significa autoflagellarsi in piazza, né consegnarsi al tribunale mediatico internazionale.

Sulla stessa linea, ma con un registro diverso, Marino Molinaro su laRegione riflette sulla vergogna come sentimento collettivo, legandolo alla tragedia di Crans: vergogna per ciò che non ha funzionato, per ciò che poteva essere evitato, per ciò che ora pesa come una domanda senza risposta. E da lì apre al tema della giustizia riparativa: non solo punire, ma ricostruire, riconoscere il danno, accompagnare chi resta, dare un senso – per quanto possibile – a un dolore che senso non ha.

Chiudiamo con l’Italia. Ieri il Tribunale di Milano ha prosciolto Chiara Ferragni nel cosiddetto Pandoro Gate, esploso nel dicembre 2023 quando l’Autorità garante della concorrenza sanzionò l’influencer e l’azienda Balocco per pratica commerciale scorretta. La Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta ipotizzando una truffa aggravata a danno dei consumatori. La vicenda giudiziaria si chiude dunque con il proscioglimento, e Ferragni – in un'intervista al Corriere della Sera – prova a voltare pagina: “Spero che ora Chiara rinasca”, dice, ma ammette anche che la “persona tutta perfezione” di prima, quell’aura che “non ho mai cercato ma che in qualche modo ho alimentato”, non esiste più. Insomma: una nuova Chiara Ferragni, dopo la caduta, dopo la tempesta, e dopo un caso che ha segnato – nel bene e nel male – il confine tra marketing, beneficenza e fiducia del pubblico.
 

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