Elezioni federali 2019
18.11.2019 - 08:460

Una domenica bestiale! Pontiggia: "Il centro sommerso come Venezia". Caratti: "PLR-PPD: abbraccio mortale"

Lo storico risultato del ballottaggio al Consiglio degli Stati, nelle analisi dei direttori del Corriere del Ticino e della Regione

LUGANO - Il risultato emerso ieri dal ballottaggio per il Consiglio degli Stati, che per la prima volta nella storia ha escluso entrambi i rappresentanti di centro dalla Camera Alta, domina le prime pagine dei quotidiani ticinesi. L’elezioni di Marco Chiesa, primo democentrista senatore del Ticino, e di Marina Carobbio, prima donna senatrice ticinese e prima socialista a rivestire tale carica, è analizzata anche dagli editoriali firmati Fabio Pontiggia e Matteo Caratti.

I direttori di Corriere e Regione analizzano i fattori che hanno portato Chiesa e Carobbio alla vittoria. In questo articolo, però, riportiamo i passaggi dei commenti dedicati agli sconfitti, PPD e PLR, Filippo Lombardi e Giovanni Merlini. Cominciamo dal CdT.

Pontiggia: "La congiunzione non spiega la sconfitta"
 
“Terremoto? - scrive Pontiggia - Forse la metafora più calzante è un’altra. La suggerisce la cronaca di questi grigi e umidi giorni novembrini. Acqua alta. Come a Venezia. Una doppia ondata ha letteralmente sommerso il Ticino politico. Al Consiglio degli Stati andrà un Cantone polarizzato in cui il centro, il luogo della moderazione e delle soluzioni concordate e non delle ricette unilaterali, è letteralmente affondato. A Berna vanno anzi due Ticini: quello dell’ondata sovranista e primanostrista (destra) e quello dell’ondata statalista rosso-verde (sinistra). Il Mose (le paratie artificiali in costruzione sui fondali della laguna), ovverosia l’alleanza PLR-PPD per le due Camere (congiunzione e tandem), non ha funzionato come i suoi ingegneri avrebbero desiderato”.

“L’operazione - argomenta Pontiggia - non è stata digerita da molti cittadini. Non abbiamo a disposizione dati per dire quanti liberali radicali e quanti popolari democratici non abbiano seguito l’ordine di marcia dei rispettivi partiti. I numeri ci dicono tuttavia questo: il 20 ottobre gli elettori PLR e PPD erano stati in totale 38.541. Lombardi ha preso ieri 36.424 voti, Merlini ne ha ricevuti 33.278. È evidente che è mancato qualcosa. Il fattore C (inteso come congiunzione e coalizione) ha inciso indubbiamente. Ha salvato il secondo seggio del PPD al Nazionale, ma ha portato alla mancata rielezione di Lombardi alla Camera alta. Non era necessario al PLR per la Camera bassa, si è rivelato largamente insufficiente per la Camera dei Cantoni. Ma da solo questo fattore non spiega la storica domenica”.

“Nella polarizzazione del quadro politico cantonale - conclude il direttore del CdT - è stato determinante il fattore C intendendo la C come centro. Non è, quella attuale, una stagione propizia per le politiche centriste. Non lo è per quelle declinate secondo i parametri democratico-cristiani, fondate cioè sulla mediazione, sulla conciliazione, sulla ricerca del compromesso, sul rifiuto della contrapposizione dura. Non lo è ancor più per le politiche liberali, fondate su valori e principi (libertà economica, primato dell’individuo, cultura delle regole) a torto reputati corresponsabili, se non causa, delle difficoltà e dei problemi con cui oggi la società si trova confrontata. Lombardi e Merlini hanno pagato dazio su questo fronte. L’alleanza PLR-PPD non ha aggregato due onde che il clima di oggi potenzia: ha cercato di sommare correnti politiche che appaiono invece indebolite dall’emotività dominante”.


Caratti:  "Per il PLR l'abbraccio con il PPD è stato mortale"


“È - scrive dal canto suo Matteo Caratti - una domenica da libri di storia. Il centro implode, arriva la prima senatrice ticinese e l’Udc sbarca sulla luna della Camera alta. Un terremoto le cui le scosse di assestamento si faranno sentire alle comunali. Ma anche ai vertici di Plr e Ppd e nella relazione Udc-Lega. La prima stravince, la seconda si lecca le ferite”.

“Il primo perdente - osserva il direttore de La Regione - è il Plr: dopo una presenza ininterrotta alla camera alta dal 1848, l’aspirante senatore Giovanni Merlini non ce l’ha fatta. Aveva come slogan elettorale “combattere”. Ha perso sul campo di battaglia dopo un corpo a corpo impegnativo, visti i segnali di fumo che aveva già ricevuto dalle urne il 20 ottobre. Il suo Plr aveva infatti un potenziale di diverse migliaia di voti che non gli erano giunti, preferenze mancanti nei centri e in particolare nelle due città più radicali del Sopraceneri Bellinzona e la sua Locarno. Da subito con Bixio Caprara ha tentato di suonare la riscossa, facendo leva sull’orgoglio liberale (‘votate’), sull’alleanza col Ppd che era funzionata solo a senso unico (quando i liberali radicali avevano salvato il secondo seggio del Ppd senza ricevere lo sperato sostegno per Merlini), e sull’elettorato di opinione. Ma ieri, a conti fatti, tutto ciò non è servito. La base del Plrt non ha risposto presente e probabilmente l’abbraccio col Ppd si è rivelato per il Plr mortale, nel senso che ha scontentato alla grande una parte dei liberali di lungo corso, che piuttosto che ‘sporcare’ la loro scheda, o non sono andati a votare o hanno votato altri candidati. Un abbraccio mortale che – ecco la seconda notizia del giorno – ha spedito in panchina per finire (e ha del clamoroso) anche super Pippo Lombardi, influente capogruppo a Berna, e che tutti davano per rieletto vendendo in anticipo la pelle dell’orso bernese. E invece per lui nessun biglietto per Palazzo. Come mai? Chi in casa Plr lo aveva sostenuto al primo turno, visto il mancato sostegno a Merlini, gli ha tolto il voto saldando i conti. Per Plr e Ppd si apre quindi anche una crisi ai vertici che avevano voluto fortissimamente l’alleanza di centro”.

 

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