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Il Processo Zylla, passione e morte nella Sonnenstube
A raccontare i fatti è uno dei principali protagonisti di questa vicenda, Luciano Giudici

Passione e morte nella Sonnenstube

Il 19 settembre 1971, in un sacco di juta abbandonato in un dirupo sulla strada che dai Monti della Trinità porta al Monte Brè sopra Locarno, venne rinvenuto il cadavere di un uomo. La Polizia accertò che si trattava di Egon Zylla, tedesco trasferito da Amburgo ad Ascona, dove si era costruito una villa chiamata «Anseatica».

Come in un film anni Settanta

La storia dell’omicidio Zylla sembra uscita da un film, uno di quei film anni Settanta, con attori baffuti e attrici cotonate. Gli ingredienti ci sono tutti: un omicidio efferato, un milionario eccentrico, una villa sfarzosa, una donna spietata e bellissima, contornata da uomini in balia del suo fascino.

Eppure è tutto reale, ed è successo nel nostro tranquillo – quasi noioso – Ticino. A raccontare i fatti è uno dei principali protagonisti di questa vicenda, che ha recitato – per rimanere in ambito cinematografico – nel ruolo di ispettore caparbio e incorruttibile, disposto a tutto pur di andare in fondo al mistero.

L’intuito di Luciano Giudici

A inchiodare i colpevoli è infatti un procuratore pubblico allora poco più che trentenne, che grazie a una intuizione riesce a incastrare i sospettati e portarli a processo. Ora, a cinquant’anni di distanza, lo stesso procuratore ricostruisce fatti e antefatti dell’assassinio del ricco tedesco, trovato in un sacco di juta gettato in un fosso il 19 settembre 1971.

Per chi all’epoca ha seguito la vicenda è l’occasione per ripercorrere un processo che ha fatto scandalo non solo in Ticino. Le generazioni più recenti invece possono scoprire un mondo ormai decaduto fatto di milionari, locali notturni, auto di lusso. E omicidi.

 

Luciano Giudici, Il processo Zylla, Armando Dadò editore, 112 pagine, 20.00 Fr.

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