Ma si è veramente contenti dopo avere ottenuto un paio di scarpe firmate?
Questo è uno di quei testi in cui a tutti farebbe piacere vedere una sdolcinata lista di aggettivi pieni di speranza e ottimismo, riempito fino alla gola di trucchi facili per-raggiungere-un-sogno alla Martha Stewart, come un bel maialino che a stento stringe una mela cicciona e rossa per trattenere il succoso ripieno all’interno.
Invece no, almeno, non proprio. Un testo che prepotentemente e quasi arrogantemente si prospetta (dal titolo) di rivelare quali siano i segreti più preziosi per raggiungere i propri sogni – che siano nascosti nel cassetto o che siano posati senza cura sotto il cesso - deve perlomeno dare qualche sul punto sul come risolvere una delle domande più arcane di questa vita: riuscirò ad essere felice?
Tutto dipende più dal “cosa” e dal “perché” più che dal “come”(Certo, potrei benissimo arrivare al punto senza fare questi finti sofisticati giri di parole, ma questa sera mi sento un po’ così, poetico”.
L’essere umano in generale (attenzione al tono scientifico) ha bisogno di sogni, qualcosa di astratto e leggermente sfuocato che gli serva da obiettivo da raggiungere, il quale, molto spesso, viene associato ad una felicità pura e assoluta.
La società in cui viviamo però, rende l’uomo schiavo del materialismo e di conseguenza, il termine sogno stringe a braccetto “Oh mio dio le Dolce&Gabbana nuove di pacca. Le sognavo da un sacco di tempo”. Semplici oggetti vengono associati a “sogni”, che di conseguenza riflettono un ideale di felicità. Ma si è veramente contenti dopo avere ottenuto un paio di scarpe firmate, l’ultima versione di Call of Duty o un vestito che costa quattro volte l’affitto del proprio appartamento? A volte si. Ma dura poco.
Non tutti sanno definire i propri sogni: c’è chi si lascia trasportare in un’ubriaca smania di esaudire una falsa necessità, chi definisce il proprio sogno solo per averne uno da rincorrere, e chi insegue un sogno imposto da fattori esterni: la famiglia, gli amici, la società stessa.
Bisogna essere coscienti della propria personalità, sapere cosa ci rende felici a lungo termine e non limitarsi a soluzioni che ci rendono felici per un periodo ridotto – tipo fino a quando usciranno le nuove scarpe Prada e potremo automaticamente ridefinire un cosiddetto “sogno”.
Un buon inizio per realizzare un sogno è dunque trovare un solido “cosa” vogliamo e scoprire cosa ci rende veramente felici. Nelle scorse settimane qui a Los Angeles ho parlato con cinque ragazze (un applauso per il mio record di relazioni infrapersonali settimanali), quattro delle quali mi hanno detto che fanno le attrici. O meglio, sognano di fare le attrici, visto che due lavorano in un bar, la terza lava i piatti, e l’ultima studia l’inglese (eh già, tecnicamente se vuoi sfondare a Hollywood, dovresti prima parlare inglese – fossero gli anni Venti era tutta un’altra storia). Vogliono fare le attrici per essere “famose” o per realizzare un vero e proprio sogno in ambito lavorativo? Perché alla fine, fama senza bravura è poca cosa al giorno d’oggi.
“Perché” inseguiamo un sogno diventa il secondo tassello più importante della nostra scalata verso la felicità. Il nostro sogno è il primo scalino verso un altro obiettivo ancora più grande? Serve per sentirci meno vuoti? È un sogno da cui dipende la nostra vita o sopravvivenza? Possiamo dunque continuare a definirlo un sogno se di così vitale importanza, oppure diventa una necessità vera e propria? (E senza cadere in patetiche morali, aggiungerei ad alta voce che chiaro, fa rattristire che per alcune persone un goccio d’acqua o un tozzo di pane diventino una fantasia divina).
Rispondere alla domanda “perché” inseguiamo un sogno diventa una domanda arcaica, difficile da rispondere, e estremamente soggettiva, ma necessaria per poter arrivare ad una conclusione più o meno completa.
Dopo aver risposto a “cosa” inseguire e “perché” inseguire un sogno, bisogna poi passare al “come”. Molto spesso si saltano i primi due passi dando per scontate le loro risposte, ma bisogna stare attenti, si rischia di prendere la strada sbagliata. Proprio come i quesiti precedenti, il “come” è soggettivo e può assumere sfumature differenti.
C’è una costante però che credo tutti debbano tenere in mente: bisogna crederci. Il “cosa” e il “perché” diventano le ferme basi dell’ (a volte ) infinita caccia al sogno, e di conseguenza, alla felicità. Costanza, forza di volontà e fede sono gli ingredienti da mischiare premurosamente (e vai di Martha Stewart) per poi aggiungere, se capita, un pizzico di fortuna. Il raggiungimento di un sogno diventa un percorso reso speciale da lacrime, sorrisi, ferite e gioie che lo rendono una fantastica avventura di crescita e maturazione.
Nessuna fata turchina, magia oscura o divinità, solo una creatura mortale, l’uomo, che con la propria forza di volontà può raggiungere cose che né fate, ne maghi e nemmeno dei, sono capaci d’immaginare. Non perché non hanno “poteri” abbastanza forti, ma perché non se li sono guadagnati da soli.
Amos Sussigan