Il caso dello psichiatra indagato per avere intrattenuto rapporti intimi con una propria paziente solleva molti dubbi
La vicenda dello psichiatra indagato per avere intrattenuto rapporti intimi con una propria paziente merita una riflessione.
Premetto che le uniche informazioni di cui dispongo sono le scarne comunicazioni dei media. A differenza di altri casi questa vicenda sembra infatti passare piuttosto in sordina. Evidentemente la questione è competenza nell'ordine dell'autorità giudiziaria, della commissione di vigilanza sanitaria del Consiglio di Stato e della commissione deontologica dell'Ordine dei medici. Nondimeno alcuni punti meritano di essere sottolineati.
Stupiscono la durata dell'inchiesta ed il fatto che non siano state prese misure cautelative quali ad esempio la sospensione del medico o perlomeno delle limitazioni dell'attività professionale e dei controlli dello stessa (come avvenuto un paio di anni fa nel caso di un ginecologo).
Questo nonostante il rapporto medico paziente in psichiatria sia particolarmente intenso. Questo nonostante in una disciplina medica come la psichiatria, causa la durata ed il carattere della cura medica, il concetto di abuso di una persona in situazione di sudditanza è per evidenti motivi particolarmente calzante.
Vale inoltre la pena rammentare che, nel caso un rapporto medico-paziente ove sussiste una situazione di sudditanza psicologica sfoci in un innamoramento, il rapporto professionale deve essere interrotto ed il o la paziente indirizzato(a) ad un altro medico che continuerà le cure.
In caso di dubbio (che in psichiatria non dovrebbe esistere) il medico ha la possibilità di contattare il medico cantonale o il servizio giuridico dell'OMCT, esporre il caso e chiedere consiglio su come procedere.
La giustizia farà senz’altro il suo corso, ma parafrasando la celebre frase di Francesco I dopo la sconfitta della battaglia di Pavia si potrebbe dire “rien n‘est perdu fort l’honneur”
Guido Robotti