LUGANO - Bambini, giovani e videogiochi violenti, un tema di tanto in tanto torna a far discutere. Soprattutto quando quello che dovrebbe essere un divertimento si trasforma in tragedia. Ed è proprio il caso successo qualche giorno fa in Louisiana, quando un bambino di otto, dopo aver giocato al famoso videogioco “Grand Theft Auto IV”, ha impugnato una pistola e mirato alla testa della nonna novantenne, ferendola a morte. Il fatto è successo negli Stati Uniti, ma il tema dei videogiochi violenti non è certo nuovo alle nostre latitudini. Nel 2008 infatti, Walter Gianora e Giovanni Merlini hanno sottoposto un atto parlamentare al Gran Consiglio, chiedendo di fatto delle restrizioni sulla fabbricazione, promozione, importazione e vendita di giochi elettronici contenenti atti di violenza verso esseri umani o di parvenza simile. Prendendo spunto dal fatto di croncaca, abbiamo chiesto un commento all’ex deputato Merlini: “È abbastanza impressionante quello che è successo, ma non è certo il primo caso. Però è la prova ulteriore che si tratta di un settore strettamente problematico e in cui bisogna intervenire”. Certo, quando si sente dire che un bambino di otto anni haucciso la nonna in modo volontario, sorgono spontanee delle domande, per esempio come sia potuto accadere… “S’innesca un fenomeno di emulazione preoccupante, soprattutto da parte di giovani che magari vivono una situazione instabile, con un disadattamento di fondo, per cui poi diventa pericoloso. E non sono io a dirlo, ma gli psichiatri. Pare che si perda la differenza tra mondo virtuale e mondo reale, quindi probabilmente, quando questi bambini sparano alla nonna, non si accorgono di essere nella realtà”. Senza aprire la discussione sul perché un bambino di otto anni abbia facile accesso a un’arma da fuoco carica, vale comunque la pena capire perché sia possibile giocare a un videogame per adulti, che dovrebbe essere vietato ai minori. “Ormai non è che ci siano soluzione fantasiose, bisogna intervenire con una normativa molto più drastica di quella attuale, con interventi mirati a tutelare i giovani, come esistono anche in altri campi. Bisogna capire che lo si fa per proteggere i bambini e i giovani che certamente non devono avere accesso a questo tipo di videogiochi”, conclude Merlini.