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Credit Suisse: Stato New York gli affibbia controllore
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Gli Stati Uniti non danno pace al Credit Suisse, che già deve sborsare 2,5 miliardi di franchi per le sue ammesse colpe fiscali: l'agenzia dello Stato di New York per la regolamentazione dei servizi finanziari gli affibbierà un controllore che potrà mettere il naso in tutti i suoi cassetti alla ricerca di eventuali irregolarità non ancora emerse.

La disposizione, cui rendono attenti oggi i quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", rientra nell'accordo globale reso noto lunedì, o più precisamente in quello raggiunto tra il Credit Suisse e il Department of Financial Services (DFS) newyorchese, al quale l'istituto elvetico dovrà versare 715 milioni di dollari.

Il capo del DFS, Benjamin Lawsky, cui spetterà la nomina, vuole un controllore indipendente "aggressivo" ma anche "equo", indica una nota congiunta che anche l'ats ha potuto procurarsi. In inglese si chiamerà "monitor", ma sarà un vero e proprio "ficcanaso", come titolano i due quotidiani svizzerotedeschi: avrà accesso non soltanto alla succursale newyorchese del Credit Suisse, ma anche agli uffici della grande banca in Svizzera e altrove nel mondo. La banca dovrà "cooperare pienamente" con lui, fornendogli i tutta la documentazione richiesta e autorizzando l'accesso a tutte le persone coinvolte.

Il sorvegliante dovrà rendere conto di quanto riscontrato direttamente al DFS. L'obiettivo è di mettere in luce le possibili manchevolezze che hanno portato la banca ad agire in modo illegale. In base alle sue conclusioni, egli potrà ordinare misure supplementari.

Sotto la sua lente finiranno non soltanto le procedure di collaborazione (compliance) della banca ma anche i dipendenti attuali e passati che potrebbero aver prestato il loro aiuto a clienti americani nell'evadere il fisco o in altri reati. Dovesse emergere nuovo materiale compromettente, saranno possibili denunce e altre misure contro persone singole fino ai vertici della banca, hanno spiegato a "Bund" e "Tages-Anzeiger" avvocati economici.

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