Il Consigliere Nazionale: "La Svizzera passa il girone ma si fermerà agli ottavi chiunque sia l'avversario: non abbiamo ancora la personalità che occorre in queste manifestazioni"

BERNA/BELLINZONA - Gli anni passano, gli acciacchi aumentano, e di gol, confessa, ne segna sempre meno, il bomber. Sarà che il passaggio dal Parlamento ticinese a quello federale - con tanto di slogan in campagna "Un centravanti al Nazionale" - oltre ad aver cambiato la carriera politica ha segnato anche quella calcistica. In bacheca, comunque, oltre a qualche trofeo nei tornei intercantonali tra deputati, c'è una tripletta a San Siro. Che non è proprio una cosa che possono raccontare tutti. Neppure a livello amatoriale.
Fabio Regazzi, l'attaccante più prolifico della storia recente della squadra del Gran Consiglio, ha perso la realizzazione del gol ma ne ha ancora l'istinto, il gusto, la passione. In questa chiacchierata sui Mondiali, infatti, le risposte del Consigliere Nazionale, sono "botte" da centravanti. Qualcuna andrà dentro e qualcuna no. Ma la fattura delle "fiondate" è quella cinica, senza mediazioni, dell'attaccante che "vede" solo la porta.
Regazzi, cominciamo da un giudizio panoramico sulla Svizzera.
"In premessa diciamo che la Svizzera ultimamente è abbastanza fortunata nei gironi. Poteva andarci molto peggio, anche se non dimentico l'ultimo Mondiale dove siamo stati gli unici a battera la Spagna campione del Mondo, seppur con molto fortuna, per poi essere eliminati per non aver saputo sconfiggere l'Honduras. A mio avviso i limiti della squadra sono quelli di sempre, sia da un profilo tecnico che da un punto di vista della personalità. A livello generale abbiamo un potenziale discreto. Il principale problema lo vedo in attacco: non c'è un centravanti sul quale fare affidamento. Dietro, c'è sempre qualche incognita. Schär è capace del meglio ma anche del peggio. A centrocampo non siamo messi malissimo. Non sono per niente convinto della posizione in cui Hitzfeld fa giocare Xhaka. Vedo meglio Mehmedi in quel ruolo".
Ecco, parliamo di Hitzfeld. Il suo giudizio sul Commissario tecnico.
"Finora ha fatto quello che c'era da fare senza infamia e senza lode. Lui è indubbiamente un grande allenatore, che ha vinto moltissimo in carriera, ma finora non ho visto la mano del grande coach sulla squadra. Al contrario mi è capitato di vedere nazionali più deboli della nostra ottenere migliori risultati proprio grazie al contributo del commissario tecnico. Da questo punto di vista, dunque, una delusione fino ad adesso".
Dove può arrivare la Svizzera?
"Quello che più mi preoccupa sono un po' i limiti di personalità, dei giocatori, certo, ma di tutto l'ambiente. Credo che non abbiamo fatto ancora quel salto di qualità che metta un po' al centro del discorso la fame della vittoria. Comunque il primo turno lo passiamo. Ma agli ottavi ci fermiamo, chiunque sia l'avversario, proprio per i problemi di testa che dicevo prima".
Chi vince il Mondiale?
"Beh, il Brasile va iscritto d'ufficio. È sempre favorito ma in casa lo è ancora di più. Il fattore campo tuttavia potrebbe trasformarsi anche in un'arma a doppio taglio: la pressione sarà talmente pesante da poter giocare brutti scherzi. E poi ci sono ricordi amari da sfatare sull'ultimo Mondiale giocato in Brasile...Come seconda favorita, io ho un debole per la Germania. Hanno ottimi giocatori e negli ultimi anni il loro calcio è diventato molto piacevole, anche grazie al lavoro del loro CT, senza tuttavia perdere quella mentalità straordinaria che hanno i tedeschi. Quindi dico, Brasile o Germania".
E le altre?
"Le altre le vedo un po' dietro. Se Messi torna Messi, non quello dell'ultimo campionato, è chiaro che l'Argentina può candidarsi alla vittoria. La Spagna, invece, penso stia chiudendo un ciclo straordinario. Li vedo un po' spompi. E poi, diciamolo, il tiki taka ha un po' stufato. All'inizio era bello, quando è stato proposto dal Barcellona di Guardiola e ripreso dalla Nazionale. Ma ora, quando vedo il Bayern, mi dico: smettetela e cominciate a giocare a calcio".
Capitolo a parte lo merita l'Italia
"L'Italia è l'incognita più grande, come sempre. Non la vedo benissimo come però non la si vede mai bene prima di una competizione. Ci sono le solite polemiche e i calciatori principali che non sembrano in forma smagliante. Però l'Italia ha la capacità di veni fuori a poco a poco. Fanno male le prime partite, poi ingranano, e rischi di non fermarli più. Hanno questa mentalità straordinaria di saper crescere a poco a poco. Francamente sarebbe un enorme sorpresa se dovesse arrivare in finale, ma non sarei sorpreso di vederla nelle prime quattro".
Regazzi, confessi, lei è uno di quei ticinesi che gufa contro l'Italia.
"Ovviamente sì. Anzi, io tifo proprio contro. Ho grande simpatia a livello genrale per l'Italia e gli italiani, però quando si tratta di calcio...dico la verità perché è intuile essere ipocriti, e poi molti ticinesi la pensano così anche se taluni non lo ammettono: io gioisco per le sconfitte dell'Italia. Uno dei ricordi belli che ho è quella finale dell'Europe, ribaltata al 90' e nei supplementari dalla Francia. Pensi che stavo rientrando in fretta e furia per evitare i caroselli. E invece, una goduria pazzesca! D'altra parte poi l'Italia mi ha regalato anche grandi amarezze sportive, vedi Mondiale del 2006...".
Non lo dica a Widmer Shclumpf, però, che magari queste dichiarazioni da parte del Presidente della Deputazione ticinese...
"Potrebbero pregiudicare le trattive con l'Italia, dice....? (ride). Ma no, dai, siamo nell'ambito della rivalità giocosa delle parti, che è uno degli aspetti belli e divertenti del calcio".
Ancora due domande per finire. Quale sarà la sorpresa?
"Ammetto di consocere poco le squadre che non fanno parte del gruppo delle big. Ma dico Uruguay. Hanno un bel potenziale e l'ultima volta che si è giocato in Brasile...".
E il bomber che le piace di più?
"Cavani. Anche se non è elegantissimo trovo che sia il più forte e completo".
AELLE