La domanda è stata rivolta dal Caffè ai candidati al Consiglio di Stato dei partiti maggiori. Domenicale che però si dimostra dubbioso sui numeri raccolti. Che si sia giocato al ribasso?

BELLINZONA – Quanto è costata la campagna elettorale? È la domanda rivolta dal Caffè ai trenta candidati al Consiglio di Stato dei sei partiti maggiori. Le risposte vanno dallo 'zero', esclusa la quota obbligatoria, fino ai 60 mila franchi, picco massimo toccato dal ministro Paolo Beltraminelli (in cui sono compresi i 5mila franchi da versare al partito, come per gli altri PPD e come sarà anche per i candidati de La Destra). Tutti soldi, è stato precisato al domenicale, spesi di tasca propria.
Domenicale che però si dimostra dubbioso sui numeri raccolti. Le cifre, a suo dire, sarebbero un po’ magre rispetto a quanto si ha modo di vedere per le strade e sui giornali tappezzati di manifesti e guardando alla lunga sfilza di aperitivi e incontri. Che si sia giocato al ribasso? La legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici dovrebbe però garantire la trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti, e il loro ammontare: ogni candidato è infatti tenuto a comunicare alla Cancelleria dello Stato ogni cifra ricevuta superiore ai 5mila franchi. Un modo, insomma, per rendere chiara l’eventuale presenza di gruppi di sostegno, leggasi lobby, dietro al tal candidato.
Nessuna dichiarazione è giunta. Se contributi ve ne sono stati, sono quindi inferiori al limite di 5mila franchi imposto dalla legge. E passiamo quindi ad alcune delle cifre raccolte dal Caffè.
È nel PPD, come anticipato, che si ha la spesa maggiore, quella dichiarata da Beltraminelli. Secondo candidato con la spesa più alta è nel PLR, con i 50mila franchi di Nicola Pini, seguito a ruota dal collega di partito Christian Vitta (45mila). In casa PS si è invece optato per un tetto massimo di 30mila franchi, toccati solo da Manuele Bertoli. E trentamila franchi anche il costo della campagna di Franco Denti, Michele Bertini e Orlando Del Don. Poco al di sotto di tale soglia si trovano invece Tatiana Lurati Grassi (28'000), Alex Farinelli e Sabrina Gendotti (entrambe 25 mila)
Mentre sono 20 mila i franchi messi sul piatto per la propria campagna da Norman Gobbi, così come da Fiorenzo Dadò, Fabio Regazzi e Natalia Ferrara Micocci, che al domenicale ha dichiarato: “Non tutto quello che si vede costa molto”, precisando di poter contare su “un generoso gruppo di sostegno” (per la cartellonistica, segnala infatti il Caffé, è stato aperto un conto di sostegno dalla sezione PLR di Stabio).
Fra i 10 e i 20mila franchi sono stati spesi invece da Amanda Rückert (16mila), Ivo Durisch (12mila, più 4mila da amici e sezione), Giorgio Fonio (15mila), Gabriele Pinoja (15 mila), Edo Pellegrini (10mila) e Henrik Bang (15mila), la cui campagna è stata anche all'insegna della beneficenza secondo quanto riferito dal domenicale.
I Verdi si sono invece dati un tetto massimo globale di 90mila franchi, che varrà anche in futuro, come ha spiegato Sergio Savoia, che spenderà 3mila franchi (a cui si aggiungono i 10mila dedicati dal partito alla sua campagna).
Si arriva così ai più parsimoniosi, tra cui si può citare Amalia Mirante, che, a conti fatti, raggiunge i 2'500 franchi (a cui si aggiungono i 6'500 da amici e sezione); 2'500 franchi anche per Fabio Badasci e 6'500 per Paolo Pamini. Campagna ‘low cost’ per Daniele Caverzasio, che ha speso solo per i suoi 3mila santini (“Sono la Ryanair del Ticino”, ha chiosato con una battuta al domenicale) per una spesa di 250 franchi. Cifra di poco inferiore ai 340 franchi di Francesco Maggi.
Zero l’ammontare messo in campo da Tamara Merlo e Maristella Patuzzi, per cui i soldi della campagna elettorale sarebbero meglio spesi se impiegati per “migliorare il Ticino e aiutare i ticinesi”. E nessuna spesa, oltre alla quota obbligatoria di 5mila franchi da versare al partito, anche per Pierre Rusconi che rifugge anche il tanto blasonato santino: “Proprio mi vergogno a distribuirli”, ha commentato. Ha preferito non rispondere, segnala infine il domenicale, Claudio Zali.