CORONAVIRUS
Covid, il Governo risponde a Berna: ok alle misure, ma solo fino a febbraio
Il Consiglio di Stato ha preso posizione oggi in merito alla consultazione federale: "Telelavoro non come obbligo, ma come raccomandazione"
TiPress/Samuel Golay

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato ha preso posizione oggi in merito alla consultazione federale, lanciata lo scorso mercoledì 12 gennaio, relativa alla proroga e all’adeguamento dei provvedimenti attualmente in vigore a livello federale per contenere la diffusione del coronavirus.                

 

“Alla luce del perdurare di una situazione delicata dovuta alla diffusione della variante Omicron – si legge nella nota stampa diramata in mattinata - il Governo ritiene inevitabile confermare i provvedimenti federali attualmente in vigore. Il Consiglio di Stato ha però voluto sottolineare come il termine proposto di fine marzo risulti più lungo dell’intervallo dell’ultima revisione. Il termine viene valutato come eccessivo, tenendo anche conto che alcuni scenari presentati sul piano federale prevedono il raggiungimento del picco di contagi alla fine del mese di gennaio. Per questo motivo, il Consiglio di Stato ha sottolineato, nella propria presa di posizione, la necessità di una rivalutazione dei provvedimenti alla fine di febbraio”.

 

In merito ai provvedimenti già in vigore, prosegue la nota, il Governo ticinese ha voluto sottolineare nuovamente la propria posizione critica nei confronti dell’obbligo del telelavoro – che andrebbe adeguato a raccomandazione – e all’inattuabilità di controlli per quanto riguarda le limitazioni delle manifestazioni private in strutture non accessibili al pubblico.

 

In merito alle altre questioni sollevate del Consiglio federale, il Consiglio di Stato sostiene la proposta di ridurre la durata dei certificati di vaccinazione e di guarigione a 270 giorni, sottolineando però che questi frequenti cambiamenti possono creare disorientamento nella popolazione. Il Cantone è inoltre favorevole a un’ulteriore estensione dell’utilizzo della mascherina (riduzione del limite di età, obbligo anche all’aperto nelle situazioni di affollamento, eccetera) e, vista l’esplosione dei contagi e la relativa pressione sulle capacità diagnostiche, a una rivalutazione delle priorità per l’accesso ai test. Per contro non rileva la necessità di rivalutare le disposizioni per l’ordine da parte delle autorità di isolamenti e quarantene.

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