ELEZIONI FEDERALI 2019
Gendotti striglia il PLR: "Campagna piatta e senza emozioni"
L'ex ministro critico anche sulla congiunzione con il PPD: "Certi abbracci ai congressi hanno dato fastidio a molti..."

BELLINZONA - “Alla fine essere rappresentati a Berna da Fabio Regazzi è meglio che esserlo da Roberta Pantani. Se si guarda però il risultato del partito, a dir poco modesto, evidentemente è successo quello che noi tutti temevamo: molti liberali sono rimasti a casa e altrettanti hanno votato in bianco. Questo è quello che ho percepito io tastando il polso ad alcuni sostenitori, soprattutto radicali, che non si sono sentiti a proprio agio di fronte a questa alleanza arrivata un po’ in fretta e senza troppe riflessioni”.

È questa l’analisi nuda e cruda di Gabriele Gendotti dopo le elezioni federale a proposito dell’alleanza di centro. L’ex ministro, ed esponente di spicco dell’ala radicale, come nel suo stile taglia giudizi con l’accetta in una lunga intervista concessa al Corriere del Ticino. Al centro delle riflessioni di Gendotti, inevitabilmente, c’è la congiunzione di centro, che ha salvato il secondo seggio PPD, ma che ha fatto soffrire il PLR e che, per il momento, non ha premiato i liberali come ci si attendeva nel sostegno alla candidatura agli Stati di Giovanni Merlini.

“Se si fosse capito che si trattava solo di un patto tecnico - spiega Gendotti al CdT - forse alcuni attriti e retaggi del passato sarebbero stati superati più facilmente. Ma questo messaggio è stato venduto malissimo: anzi, certi abbracci ai congressi hanno dato fastidio a molti. (…)  Nella misura in cui Merlini venisse eletto si riuscirebbe – per utilizzare un termine di chi gioca a scopa – a salvare gli ori. Chiaro che Merlini non ha ricevuto moltissimi voti dal PPD in questo primo turno. Qui l’accordo non ha funzionato come doveva e soprattutto come dovrà funzionare il 17 novembre. Probabilmente a questo primo turno c’è chi ha preferito attendere. Ma ripeto, al ballottaggio le cose dovranno andare diversamente perché la contesa è agguerrita. Non ci sono storie: qui l’alleanza deve funzionare”.

L’ex ministro critica anche il suo partito per come ha impostato e condotto la campagna elettorale: “È stato molto assente. Anzi, mi sembra un po’ sbiadito: si ripetono le solite argomentazioni, i soliti temi senza essere sufficientemente innovativi. Insomma, sono mancate le emozioni mentre per avere successo questo è un elemento decisivo. Questo sistema di accettare un po’ tutto, senza punzecchiare l’avversario, non paga. Bisogna rendersi conto che una campagna troppo razionale in questi anni non basta più”.

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