Il presidente della Società commercianti di Lugano ha apprezzato l'iniziativa di liberatv.ch "Fai la cosa giusta, spendi in Ticino" e dice: "Per fortuna c'è chi crede nel commercio ticinese"

LUGANO - "La vostra iniziativa è più che condivisibile. Riprende quelle lanciate negli scorsi anni dai commercianti in occasione di situazioni come quella che, dal profilo congiunturale e di crisi economica, stiamo vivendo ora, e che ciclicamente si ripresentano". A parlare è il presidente della Società dei commercianti di Lugano Paolo Poretti. E ciò che condivide è l'iniziativa di lanciata da Liberatv "Fai la cosa giusta, spendi in Ticino".
"Sono iniziative il cui effetto è difficile da misurare. Stiamo vivendo un momento difficile in generale. Per quanto riguarda il commercio credo tuttavia che il problema della debolezza dell'euro, uno delle cause della crisi del settore, sia rientrato. Abbiamo vissuto la fase acuta prima dell'intervento della Banca Nazionale che ha fissato i cambio a 1,20. Da quando c'è stata questa stabilizzazione anche i commercianti hanno potuto riprendere ad acquistare le merci a prezzi più contenuti" ci dice Poretti.
Il presidente dei commercianti luganesi ha letto i risultati dell'indagine condotta dalla società GFK, secondo la quale 9 miliardi di franchi vengono spesi dagli svizzeri oltre confine. Un dato che non sorprende Poretti: "I dati li conoscevamo già, non sono del tutto nuovi. Esiste ed esisterà sempre una parte di consumatori che scelgono di acquistare oltre confine. È anche una questione culturale. Una situazione vicina allo zero non si avrà mai".
Ciò che però ha sorpreso parecchio Paolo Poretti è il dato relativo al numero di ticinesi che si reca in Italia per fare regolarmente la spesa: "Mi stupisce quel 41% di ticinesi che sostengono di andare oltre confine ad acquistare almeno una volta a settimana. Vuol dire che quasi la metà dei ticinesi fa la spesa in Italia. È un dato che non mi spiego e mi sembra eccessivo. Non so con quale criterio hanno scelto le persone da intervistare. Sarebbe interessante saperlo perché se chiedi a un abitante di Chiasso quante volte va dall'altra parte a fare la spesa, ci può stare. Dubito però che chi abita ad Airolo risponda che almeno una volta a settimana varca il confine per fare i suoi acquisti".
Torniamo all'inchiesta. Tra i primi dati ci sono quelli relativi alla cifra d'affari dell'intero settore. Da questi si nota come, nonostante le crisi economiche, i commercianti hanno incrementato costantemente la cifra d'affari. Non è che i commercianti sono bravi a lamentarsi, chiediamo provocatoriamente al presidente della Società commercianti di Lugano. "Non ritengo si possa muovere questa critica per una semplice fatto: oggi rispetto a vent'anni fa ci sono molti più punti vendita. In Ticino sono cresciuti ovunque centri commerciali, outlet, ecc. Un aumento di attività che non è giustificato da un incremento demografico del nostro cantone. Il risultato è che se è vero che la cifra d'affari è aumentata, è altrettanto vero che questa oggi viene ripartita tra più attori".
D'altra parte diverse indagini evidenziano la difficoltà dei commercianti, soprattutto di quelli piccoli che oltre a soffrire della difficile situazione congiunturale, della concorrenza d'oltre confine, devono guardarsi anche dai colleghi della grande distribuzione. A chi invita a fare gli acquisti in Ticino spesso si obietta che se il consumatore preferisce gli italiani è anche colpa dei prezzi troppo elevati. Obiezione che però Poretti non accetta. "È la solita scusa. Il consumatore non sempre è intellettualmente corretto. Bisogna fare uno sforzo e confrontare i prezzi a parità di prodotto e si potrà constatare che le occasioni per spendere meno da noi sono moltissime. Però bisogna farlo senza pregiudizio, senza seguire quella logica secondo la quale il prodotto degli altri è migliore a priori. Va comunque ammesso che in alcuni casi esistono delle differenze di prezzo ma dovute in modo particolare ai dazi di importazione che non permettono al commerciante locale di vendere alle medesime condizioni del collega estero".
In questa complessa catena del settore della vendita, fatto di commercianti, grande distribuzione, fornitori, prezzi, cambio franco-euro, l'anello fondamentale rimane i consumatore. Logico, ma è così. Conclude Poretti: "Dipendiamo dal consumatore e dalle sue scelte. Noi possiamo fare di tutto, dare il massimo, fare promozioni, mettere la merce gratis ma se il cliente non arriva...Penso sia anche un problema di comunicazione è di mentalità. Ma per fortuna non tutti sono così, per fortuna c'é chi crede nella necessità di sostenere il commercio ticinese".
ItaCa